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A Torino è calato il sipario. Adesso ADL deve svuotare il sacco

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Un appuntamento carico di speranza, nonostante il blasone dell’avversario. Un pronti via che sembra promettere bene.

Il ritmo c’è, la verve di Mertens, anche. Un inizio che sembra far ben sperare. Poi il primo affondo bianconero, micidiale come al solito, e gli azzurri vanno sotto. Gli arbitri, questa volta, restano fuori dal novero dei responsabili.
La bolla di speranza che si era innalzata nei cieli di Torino, si nebulizza, rivestendo il Napoli di una fitta nebbia che ne oscura tutti gli aspetti positivi intravisti.
La determinazione che avrebbe dovuto spingere il Napoli verso la conquista della terza posizione utile per raggiungere i preliminari di Champions League, si esaurisce all’alba della gara. Così come si esaurisce la pazienza dei tifosi, stanchi di percepire la pochezza caratteriale degli azzurri.
Le seconde linee della Juventus, si caricano di positività e voglia agonistica, forse inconsapevoli del fatto che la partecipazione in Champions per l’anno venturo è bella e conquistata da mesi. Il Napoli invece giochicchia, la testa è altrove, gli umori impalpabili, le gambe non girano, finanche le espressioni somatiche sono tirate.

L’aria non è buona.

E non ci riferiamo a quella irrespirabile della Torino industriale. L’atmosfera è nefasta, intrisa di negatività, ricca di resa agonistica, di poca speranza. La sostituzione di un irritante Higuain al minuto 45°, diventa l’emblema dell’astrusità.
Le telecamere indugiano anche sul Presidente Aurelio De Laurentiis seduto in tribuna, il suo sguardo corrugato è tutto un programma.
Il Napoli, con il gol di David Lopez, che ribadisce in rete un calcio di rigore fallito da Lorenzo Insigne, rilancia qualche flebile speranza.
Gli azzurri accelerano, ma le marce alte, non vengono innescate. Un super Buffon, e l’ennesima leggerezza difensiva stagionale, indirizzano la gara verso il successo bianconero.
Il Napoli esce dalla gara con le ossa rotte e nella confusione più totale, la stessa che spinge Mguel Angel Britos ad inveire contro l’arbitro al minuto 91° dopo aver rifilato una incomprensibile testata a Morata.
Allo Juventus Stadium cala il sipario sul campionato del Napoli. Lo spiffero di speranza esiste ancora, ed è legato alla Roma di Rudi Garcia che si speri batta la Lazio, ma una cospicua dose di onestà intellettuale, ci fa propendere per un laconico: non sarebbe giusto.

Il Napoli ha fallito la sua stagione.

Sino ad oggi i panni sporchi il Napoli li ha lavati in famiglia, come era giusto fosse, visti i contemporanei obiettivi stagionali, ma adesso lo scenario è cambiato.
Tra una settimana il Napoli non avrà ufficialmente più dinanzi a sé nessun obiettivo perseguibile, ed a quel punto, la piazza napoletana dovrà essere ricompensata.

Non più da risultati sportivi, ma dalla chiarezza.

Perché Rafa Benitez andrà via dopo appena due anni dal momento in cui ha sposato un “progetto”?

Perché a livello motivazionale la squadra durante la stagione è crollata così spesso?

Quali sono i reali programmi del Presidente azzurro, e le concrete ed effettive possibilità di ulteriore crescita che attendono il club nel pluri-auspicato secondo decennio di ADL?

Il massimo esponente azzurro ha il dovere di dare queste risposte ai tifosi. Subito.

Altrimenti, nel calderone delle critiche, ci finirà inevitabilmente, e giustamente, anche lui.

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