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Allarme violenza negli stadi, Malago’: “Sì alle celle negli stadi”. Pansa: “E’ importante prevenire”

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Tra le tifoserie italiane, nella maggior parte dei casi, non corre buon sangue, eccezion fatta per i pochi casi di gemellaggio. Il Napoli lo sa bene, essendo oggetto di numerose antipatie, che spesso sfociano in odio e, quindi, insulti che sanno di razzismo.
«C’è stato un miglioramento enorme dal 2007 a oggi, ma i dati di inizio campionato indicano segnali negativi: questo ci deve dare un allarme e spingere a mantenere massima attenzione sul fenomeno”. Lo ha detto il capo della polizia, prefetto Alessandro Pansa, intervenendo al convegno Giochi di squadra. Un cantiere aperto per un calcio migliore, che si è tenuto questa mattina presso la Scuola superiore di polizia, a Roma. “Occorre capire -ha sottolineato Pansa- se c’è un inasprimento del livello di violenza o si tratta di una parentesi che può essere gestita con gli attuali strumenti normativi».

«Il calcio che vorrei -ha proseguito Pansa- è un’occasione di crescita, culturale e sociale: per questo il Dipartimento di Pubblica Sicurezza continua a investire in tecnologia e formazione, privilegiando in modo particolare la prevenzione, anche con interventi su tutti i percorsi formativi che riguardano i giovani e la legalità Il nostro principale obiettivo è raggiungere livelli alti di sicurezza nelle competizioni sportive. Per una efficace opera di prevenzione -ha ribadito Pansa- serve la conoscenza e l’analisi del fenomeno. Lo stadio non deve essere un luogo di violenza ma 
uno spazio nel quale la tifoseria sana contamina positivamente chi varca in cancelli con idee diverse. Non possiamo permettere di inquinare il sistema calcio in tutti i suoi settori».

Giovanni Malagò, presidente del Coni, in un’intervista pubblicata su Polizia moderna, il mensile della polizia, ha invece parlato della tessera del tifoso e degli strumenti per combattere la violenza negli stadi. «Penso che la tessera del tifoso abbia fatto il suo tempo: occorre rivisitare completamente i rapporti tra calcio e tifosi. La tessera identifica, il vero problema però non verte sulla schedatura. Credo non sia possibile accettare che per colpa di poche persone ci sia una forte penalizzazione, in termini di complessità procedurali e burocratiche, a danno di un’intera comunità. Servono stadi nuovi e regole nuove. Le forze dell’ordine devono essere in condizione di agire nell’immediato, dentro lo stesso impianto, come avviene in Inghilterra. Con le nuove strutture attraverso un sistema avanzato di controllo tecnologico, si possono identificare gli autori di atti violenti, che vengono poi trasferiti in un luogo all’interno dello stadio dove vengono trattenuti in attesa del processo per direttissima, che si celebra entro due giorni dall’accaduto. E, in caso di conferma delle accuse, scatta la condanna per due anni, l’automatico divieto di accesso agli impianti e la perdita del posto di lavoro».

Altre considerazioni vengono fatte da Giancarlo Abete: «Sulla tessera del tifoso non si deve avere un approccio ideologico: il problema non è ‘tessera sì’ o ‘tessera no’, ma semplificare gli accessi allo stadio”, un altro aspetto che verrà studiato dalla tark force del Viminale, affidata da Pansa al prefetto Vincenzo Panico. Si riunirà anche domani, entro fine marzo sarà pronto un pacchetto di proposte: segmentazioni delle curve, maggiore fidelizzazione della tessera del tifoso, più poteri agli steward. E anche, secondo Marco Brunelli, dg della Lega di A, «più tecnologia per l’acquisto dei biglietti». Sono aumentati quest’anno incidenti negli stadi e feriti. Un passo indietro che preoccupa. Malagò propone anche di sanzionare le società di calcio «che intrattengono rapporti con le frange estreme delle tifoserie». L’allarme era stato lanciato proprio dall’Osservatorio. Le norme già esistono, non facili da applicare. Nel calcio, e lo sanno bene i magistrati, domina l’omertà.

Fonte: La Repubblica

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