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Ancori cori discriminatori. La curva Sud rischia. O forse no…

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Invocazioni del Vesuvio, rievocazioni del colera, ripetute e reciproche scariche di odio, accompagnate da palombelle di fumogeni. Tutto molto triste, niente di nuovo. E’ materiale che arricchirà la casistica della “discriminazione territoriale”, ammesso che alle orecchie di arbitro e ispettori federali i cori lanciati dai romanisti (i classici: «Vesuvio lavali col fuoco» e «Napoli colera») siano arrivati forti e chiari, e a più riprese (e sempre rintuzzati dalle risposte dei napoletani «Romano bastardo»). Basteranno a far scattare la chiusura delle curve? La Roma è recidiva. Prima del Consiglio federale che ha ammorbidito la norma, avrebbero garantito i sigilli a tutto l’Olimpico. Ora, il giudice sportivo dovrà decider se chiudere il settore da cui sono partiti quei cori, la curva Sud, che ha già scontato una giornata di chiusura col Verona. Di certo a proposito di discriminazione territoriale c’è la presa di posizione dei romanisti, perfettamente in linea con le maggiori tifoserie italiane: «Negate i biglietti a tifosi della stessa città e regione e poi parlate di discriminazione? Buffoni», lo striscione esposto in Sud. Fuori dallo stadio, la situazione è rimasta sotto controllo. Prima del fischio d’inizio un gruppo di romanisti armati di coltelli è stato messo in fuga. 

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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