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Benitez: “Non sarà facile trovare giocatori più forti dei nostri. Lo scudetto è una maratona e noi non siamo fuori dalla lotta”

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Rafa Benitez, in un’intervista fiume, ha analizzato il momento del Napoli ed ha parlato anche di mercato “Il calcio italiano è cambiato rispetto a dieci anni fa. Ora si punta di più al possesso palla e le squadre sono più propositive”
Bilancio con il Napoli “Assolutamente soddisfacente. Essere usciti dalla Champions con 12 punti è motivo di vanto. In campionato con 36 punti abbiamo fatto meglio dell’anno scorso. Juve e Roma stanno volando, ma il campionato è una maratona e noi non molleremo”

Mercato “Proveremo a migliorare la rosa ma non sarà affatto facile. Difficile trovare giocatori migliori di quelli in rosa”

Il rapporto con i social “Un allenatore deve stare attento anche a queste evoluzioni. Deve essere al passo coi tempi e deve saper gestire la comunicazione”

Formazioni sono un segreto “Ma no. Non ci vedo nulla di strano. Voglio tenere i giocatori sulla corda e la dico solo poche ore prima”

Chi è stato il giocatore più forte che abbia allenato? “Raul al Real Madrid e Gerrard al Liverpool. Ma devo citare anche Alfonso Munoz Perez, avrebbe avuto un’altra carriera se la fortuna l’avesse assistito. Tutto questo sempre tenendo esclusi i giocatori del Napoli che sono in assoluto i più forti ora” 

Il miglior allenatore? Arrigo Sacchi. Ha modificato un intero modo di pensare, introducendo una nuova filosofia. Per quanto riguarda gli allenatori in attività: Wenger, Guardiola e Del Bosque”

Il metodo BenitezCapisco l’allusione: ognuno ha i propri sistemi di allenamento e penso che il mio passato abbia un peso nelle valutazioni. C’è chi sceglie il lavoro a secco, chi invece preferisce affidarsi al pallone: non sono, comunque, correnti di pensiero, ma esperienze personali che ognuno ha maturato e che porta avanti. Alla fine, comunque, sono i risultati che cambiano i giudizi, ahimé. Quando vinciamo, passiamo per chi sta rinnovando il calcio italiano; ma se perdiamo, bisogna tornare al passato, trovare la concentrazione, avvertire l’attenzione della partita…”

Vincenti si nasce o si diventa? Rispondo alla domanda e non parlo di me: ho il sospetto che si nasca e che però poi ci si debba perfezionare. A volte penso addirittura sia questione di genetica. Poi tutto è relativo. Un secondo posto per qualcuno è un trionfo; al Real sarebbe un disastro”

Lei viene descritto come un uomo ossessionato dal suo lavoro “Questo è solo il mio lavoro e lo vivo con passione. Poi il tempo, gli anni e l’esperienza ti fanno valorizzare altri aspetti della vita. Riesci a dare importanza a ciò che magari ti è sfuggito come i bimbi malati all’ospedale o chi versa in stato di bisogno”

Il 2014 del suo Napoli “Lotteremo su tre diversi fronti e poi voglio ribadire il concetto. Non molleremo il campionato. Lei sa quanto può essere lunga una maratona?”

Fonte: Corriere dello Sport

 

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