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Capitano, mio capitano

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Nelle ultime 14 gare di campionato ha vinto 10 volte, pareggiate 4. Decisamente troppe.

Almeno questo è il pensiero di Gianluigi Buffon, capitano della Juventus.

Il pareggio col Cesena? Il maggior responsabile sono io – esordisce il portiere della nazionale –  perchè probabilmente non ho saputo trasmettere ai miei compagni la tensione giusta, non sono riuscito a mettere in allarme rispetto alle difficoltà che avremmo potuto incontrare in questa gara. Pensavamo di poterla portare ormai a casa senza doverci sporcare più le mani, invece nel calcio e nello sport in generale, le mani bisogna sempre sporcarsele, altrimenti si fa un altro mestiere. Quando poi scendi in campo ed incontri un avversario che combatte, che arriva prima su ogni palla, e tu nella tua testa non eri pronto, finisci per concedere“.

Non le classiche frasi di circostanza.

Dalle parole, e dallo sguardo di Buffon, grazie alle immagini messe in onda da Mediaset Premium, trapelava qualcosa di più consistente: l’immagine di un calciatore di spessore, di un uomo vincente, di un professionista che vuol vincere sempre, che pretende sempre il massimo da se stessi e dagli altri.

Parole dure, le sue. parole che sembravano commentare una disfatta imperdonabile, vergognosa. Ed invece, la sua Juventus, aveva giocato male, si, ma aveva ottenuto un punto lontano dalle mura amiche. Non propriamente i tratti di uno scempio sportivo.

Essere capitano, vuol dire essere come Gianluigi Buffon. Del carisma e della mentalità vincente di questo campione del mondo, dovrebbero essere in tanti a riempirsene i serbatoi.

 

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