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Caro filone, un tempo eri bello

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Il filone, una volta, era quello che si faceva a scuola, per evadere le noiose lezioni.

Adesso, quello che inanella e costituisce la collana della vergogna, è quello delle scommesse.

Una piaga senza fine, uno scandalo la cui presa di coscienza fa sì calino mestamente le palpebre le une sulle altre, spinte, esortate, da un devastante sconforto.
Una passione, quella per il gioco del calcio, minata periodicamente, destabilizzata da interferenze tristi, avvilenti, a cui non ci si assuefa mai. Ipotesi di accordi illeciti, complicità sottobanco, la vetrina del calcio utilizzata come coperchio di una discarica.
Una violenta lotta tra il disgusto e il brivido positivo, lo schifo e la pura ed irrinunciabile emozione, il disdegno e l’inebriante passione per il gioco del calcio.
L’ago della pazienza, della sopportazione, sfiora pericolosamente la tacchetta della riserva.
E non dimentichiamo nemmeno in che Paese ci troviamo. Un Paese che sbatte in prima pagina gli scandali con la stessa semplicità con cui il Napoli prende gol, per poi gettare nel dimenticatoio centinaia di inchieste, archiviate e sgravate di qualsiasi tipo di provvedimento giuridico. Ovviamente, nel silenzio assordante dei media.
Il vaso è stracolmo, ma siamo ancora a galla. 

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