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Ciro, la madre: “E’ stato un agguato, mio figlio ha riconosciuto chi lo ha sparato. Vogliamo giustizia ma nessuna vendetta”

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Ormai è diventata la mamma simbolo, la donna che ha sempre avuto la forza di gridare no alla vendetta nonostante il figlio lottava tra la vita e la morte.  Antonella Leardi, la madre di Ciro Esposito, anche ai funerali del figlio ha chiesto di non vendicare il figlio ma di ricordarlo come un eroe. 
Ai microfoni di PiùEnne la signora Antonella ha voluto ribadire, ancora una volta, il concetto nonostante dentro abbia un dolore immenso.

Ecco le sue parole: “In casa c’è un vuoto immenso. Insieme cerchiamo di vivere la normalità ma è difficile. Mentre aspettavo mio cognato per venire qui in tv mi sono affacciata ed ho desiderato di essere al Gemelli. Lì ero felice nonostante i tanti interventi perché c’era il suo sorriso, avevo una speranza. Ciro sorrideva sempre, al Gemelli c’era un pezzo del mio cuore, ora non più.

Non c’è stato un momento in cui ho capito che Ciro mi stava salutando per l’ultima volta perché è stato bravo fino alla fine. Speravo che lui potesse guarire ma ora c’è solo un dolore atroce. Il dolore di una vita spezzata così giovane, di un ragazzo che stava cominciando a progettare il suo futuro. Ogni genitore desidera che un figlio si realizzi e adesso questa speranza non c’è più. Se sono qui questa sera non certo per soldi, lo faccio gratuitamente. Sono qui per difendere la memoria di mio figlio e la dignità di Scampia e dei napoletani. Mi espongo per mandare ancora una volta messaggi di pace: vorrei che ciò che è successo a Ciro non accadesse mai più. La vendetta porterebbe solo altri morti. Però, mi aspetto giustizia. Forse sarò ingenua, ma mi auguro si faccia giustizia.

Non bisogna condannare solo chi ha sparato ma anche chi ha sbagliato nell’ordine pubblico. Le cose sarebbero andate diversamente se mio figlio non fosse rimasto a terra 40 minuti e se ci fosse stata la Polizia. Per i 40 minuti di ritardo mi è stato detto “è stata colpa del traffico”.

Ciro ancora lo devo sognare ma lui vive in me, lo porto nel mio cuore tutti i giorni. In questo momento me lo immagino con un sorriso incredibile.

La Polizia non mi ha mai chiamata per avvertirmi del ferimento di mio figlio. Poi, a Roma abbiamo sopportato anche quelle voci che infangavano il nome di mio figlio. Ciro veniva chiamato rapinatore, mafioso, delinquente. Lui ha sempre combattuto per i deboli e lo ha fatto anche quella sera del 3 maggio. Ha ascoltato il suo cuore. Al grido dei bambini e delle donne, non ci ha pensato due volte, è stato il primo a correrle per aiutarli. Ciro ha visto chi aggrediva il pullman, ha visto chi lo ha sparato, ma mio figlio certamente non era armato. Aveva solo le mani e dall’altra parte ha trovato una pistola. So per certo che vista l’arma, Ciro è scappato. Mi ha sempre ripetuto “è stato un agguato”, chi camminava con la pistola aveva premeditato tutto. In questa vicenda il calcio non c’entra nulla. Al funerale di mio figlio c’erano quasi tutte le tifoserie d’Italia.

Io vorrei soltanto che chi ha sparato dica la verità ma so che non lo farà mai quindi spero nella giustizia e se qualcosa sotto c’è spero che venga a galla. Ciro ha riconosciuto dalla foto chi lo ha sparato. All’inizio mio figlio non ricordava nulla, ma pian piano comprendeva sempre più. Nei momenti di lucidità, gli ho mostrato la foto e Ciro mi ha detto “E’ stato chillu chiatton che mi ha sparato”. Non capisco perché c’è un alone di omertà in questa storia: chi c’era deve parlare.

La fede mi porta ad essere serena. Provo dolore, perplessità, angoscia, ma ho messo sin dall’inizio questa causa nelle mani del signore, il più potente di tutti e sono certa che farà qualcosa di buono. A soffrire è anche Simona, la fidanzata di Ciro. Voleva costruire un futuro con lei e stava mettendo da parte i soldi che ora le abbiamo consegnato. Piange, soffre davvero tanto. I sentimenti che provo in questo momento sono dolore e delusione. 

Avremmo voluto donare gli organi ma non ci abbiamo pensato poi la maggior parte erano compromessi. Spero che Ciro possa legare lo sport, i giovani le famiglie. Solo in questo modo la morte di Ciro non sarà vana. Ringrazio De Laurentiis per tutto ciò che ha fatto per noi e per aver onorato mio figlio anche ai funerali. Quel gesto l’ho sentito molto.
A mio figlio dico che è stato un eroe e che il suo sorriso non morirà mai, vivrà sempre nei cuori di tutti”.

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