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Corso di giornalismo sportivo: Marek Hamsik: il leader silenzioso

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Arcangelo Sollo, partecipante al corso diretto da Paolo Del Genio, ha analizzato la personalità del capitano azzurro.

Sono passati ormai quasi 9 anni da quando un giovane slovacco con la cresta vestiva per la prima volta la maglia azzurra.
Era il giugno del 2007, e il Napoli lo acquistò per 5,5 milioni dal Brescia: il club azzurro era rimasto stregato da questo ragazzo, autore di un gol e di una grande prestazione in un match giocato al San Paolo e vinto per 3-1 dai partenopei.
Oggi, a 9 anni di distanza, Marek 
Hamsik è il capitano del Napoli. E non solo: è al quarto posto nella classifica all-time delle presenze in maglia azzurra, e al settimo in quella dei marcatori, oltre a essere il primatista per apparizioni in competizioni europee.
Marek è l’idolo di tanti bambini napoletani, che per omaggiarlo indossano la sua maglietta e imitano il suo taglio di capelli. Ed è uno dei leader della squadra: ma non è appariscente come magari possono esserlo 
Reina o Higuain. Marek è un leader silenzioso, si esprime solo quando lo ritiene necessario.
Lui preferisce trascinare la squadra con le prestazioni. Elemento fondamentale e imprescindibile per qualsiasi tecnico lo abbia allenato: a cominciare da 
Reja, il quale ne rimase folgorato, al punto da accostarlo agli inglesi Gerrard e Lampard.
Un’investitura non di poco conto. E poi gli anni con 
Mazzarri, durante i quali fu forse un po’ oscurato dalle reti di Edinson Cavani, ma diede comunque un apporto stratosferico. E successivamente arrivò uno spagnolo, che Gerrard e Lampard li aveva allenati per davvero. Il rendimento fu al di sotto di quello delle annate precedenti, ma condito comunque da numerosi gol e assist.
Ma il vero problema fu il feeling mai sbocciato con 
Benitez. Una situazione che, rivelerà successivamente Marek, lo portò anche a meditare l’addio. Ma alla fine Benitez è emigrato a Madrid, e nello slovacco l’amore per Napoli e i napoletani ha prevalso. E ora ha trovato Maurizio Sarri, un tecnico che ha saputo stimolarlo, rendendolo uno dei perni del suo progetto e del suo scacchiere tattico.
Prestazioni nuovamente sopra la media, gol e assist a grappoli. Ma quelli non sono mai mancati. Il problema, durante l’era Benitez, è stata la mancanza di fiducia, e il fatto, mai digerito da Marek, che il tecnico fosse restio ad abbandonare le sue convinzioni e il suo solito modulo, il quale ne prevedeva l’utilizzo in un ruolo non suo.
Ma l’intuizione di 
Sarri di impiegarlo come mezzala, gli ha dato nuova linfa, e adesso Marek è di nuovo felice. Ed ha sposato la causa azzurra probabilmente a vita.
Il suo desiderio, lo ha sempre detto, è quello di chiudere la carriera nel Napoli. Non riesce a immaginarsi con una maglia diversa da quella azzurra e, a dire il vero, non ci riusciamo nemmeno noi. Un futuro tinto di azzurro e sempre a cresta alta per Marek, il leader silenzioso.

 

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