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Da Mazzarri a Benitez: crescita o passo indietro?

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Analizziamo attraverso i numeri il percorso e il lascito dei due tecnici al Napoli.

Ora che l’esperienza napoletana di Benitez si è conclusa, possiamo dirlo: il biennio dello spagnolo è stato caratterizzato dal continuo confronto col suo predecessore. Com’era inevitabile che fosse, visto che la gestione Mazzarri ha riportato a Napoli trofei e riproiettato la squadra azzurra nel salotto buono del calcio.

Un confronto che si è riproposto sempre più nella stagione appena conclusa e che ha raggiunto il suo apice nei momenti finali della stagione, quelli delle delusioni cocenti e delle ambizioni frustrate: le eliminazioni in Coppa Italia ed Europa League e l’atto finale con cui il Napoli ha abbandonato i sogni di Champions.

Le scorie della delusione sono ancora vive -è innegabile- ma Benitez è ormai un allenatore di un altro club e l’attenzione mediatica è già tutta proiettata su De Laurentiis che, come un moderno Ulisse, ha incominciato il suo viaggio per fare ritorno ad Itaca-Castelvolturno col nuovo allenatore partenopeo.

Dunque, con animi più sereni -si spera- può essere il momento opportuno per una lettura “storica” di questo confronto così tanto dibattuto.

Un confronto per il quale abbiamo scelto di avvalerci dei numeri che, con il loro carattere distaccato e terzo, sono certamente più “reali” di qualsiasi opinione personale o percezione soggettiva.

LE CONDIZIONI DI PARTENZA

Ingaggio
Mazzarri: 2,5
Benitez: 3,5

Investimenti (in mln di Euro. Per investimento si intende la differenza tra soldi spesi per acquisti e soldi ricavati dalle cessioni):

Mazzarri
2009-2010: 50
2010-2011: 7
2011-2012: 48
2012-2013: -3
Totale: 102
Media annua:  25,5

Benitez
2013-2014: 28
2014-2015: 18
Totale: 46
Media annua: 23

Una sostanziale parità complessiva, contestualizzando il dato dell’ingaggio al fatto che entrambi sono stati gli allenatori più pagati della Serie A. Interessante anche  il dato sull’investimento, che certifica come l’impegno della Società sia stato essenzialmente equanime per gli ultimi due cicli tecnici del Napoli.

I RISULTATI FINALI

Crescita Parco giocatori (in mln di Euro)

Mazzarri +40
Benitez +1

Qui il dato è impietoso a carico dell’allenatore spagnolo. Un dato che però è notevolmente influenzato dal calo di Maggio (-6 mln, fisiologico data la fase calante e l’età) e di Hamsik, un giocatore che quest’anno è tornato a score realizzativi e di assist dei tempi migliori ma che, in sede di mercato, sconta un deprezzamento di 10 milioni, a causa dei suoi imminenti 28 anni. Ovemai dovesse essere ceduto, la società acquirente svilupperebbe con tutta probabilità una minusvalenza, ritrovandosi a privarsene quando il giocatore avrà almeno 30 anni.

Ma chi è che più determina questo squilibrio è sicuramente Edinson Cavani (+45 mln). L’uruguaiano è arrivato a Napoli come promessa (pur ben pagata), trovando la sua consacrazione con Walter Mazzarri.

La differenza dunque risiede nel fatto che al tecnico toscano è arrivato un giocatore che è diventato campione con lui, mentre Benitez ha avuto al centro del suo attacco, Gonzalo Higuain che campione già era e che era lecito attendersi che non potesse garantire un exploit del suo valore di mercato, com’è accaduto per il suo predecessore.

RISULTATI SPORTIVI

Abbiamo volontariamente escluso dal conteggio, la prima stagione di Mazzarri, dove il tecnico toscano subentrò a Donadoni a campionato in corso.

Osservando la tabella, per quanto riguarda il campionato, risultano evidenti le analogie tra i primi due anni di Mazzarri e il biennio di Benitez. Terzi al primo anno, quinti al secondo. In particolare, balza all’occhio come nei due terzi posti, con Mazzarri, il Napoli abbia totalizzato 70 punti, mentre con Benitez 78. Ovvero gli stessi punti con cui il Napoli ha ottenuto l’unico secondo posto dell’era De Laurentiis. L’analogia diventa quasi un’identità se si prendono in considerazione vittorie, sconfitte, pareggi, goal fatti e goal subiti. Dati questi che servono a ricordare la qualità dei rispettivi competitor del Napoli: il Milan di Balotelli per Mazzarri, la prima Roma di Garcìa nel caso di Benitez.

La differenza si avverte nelle coppe. Il terzo posto di Mazzarri è stato accompagnato dalle eliminazioni in Coppa Italia ad opera dell’Inter e in Europa League dal Villareal. Con lo stesso piazzamento in campionato, il Napoli targato Benitez è uscito ai gironi di Champions con 12 punti (record per una squadra non qualificata) e ha trionfato in Coppa Italia.

Nell’anno dei quinti posti, Mazzarri riscatta il rendimento altalenante in campionato con una Champions di livello (avanti nel girone “della morte” con Bayern e City) e sfiora l’impresa col Chelsea che diverrà poi Campione. La stagione viene poi coronata dal trionfo in Coppa Italia. Ciò che ha fatto il Napoli nel secondo anno di Benitez è storia di oggi.

Di mezzo, le due supercoppe contro la Juventus, persa da Mazzarri nella “maledetta Pechino”, vinta da Benitez ai rigori di Doha.

Il paragone si fa’ monco col terzo anno di Mazzarri. E’ l’anno dove il secondo posto cancella l’onta di due eliminazioni cocentissime: contro il Bologna in Coppa Italia e contro il Viktoria Plzen in Europa League (con un risultato complessivo di 0-5).

“Il ricordo -si sa- trasfigura la realtà” cantano i Baustelle. Ed è probabilmente quello che accade al popolo partenopeo. E’ naturale individuare la “eredità di Mazzarri” nel “Napoli lasciato in Champions League”. Ma è altrettanto doveroso poi ricordare come quel traguardo così prestigioso sia passato per delle delusioni importanti come un altro quinto posto e delle eliminazioni brucianti.

Nell’immaginario collettivo, Benitez paga probabilmente un primo anno che oggi è possibile definire di altissimo profilo. E guardando le citate analogie tra i primi due anni completi dei due tecnici, verrebbe da pensare che sarebbe stato opportuno insistere col tecnico spagnolo.

Dopo il quinto posto, fu la conquista della Coppa Italia a placare il plotone d’esecuzione già pronto a fare mediaticamente fuoco su Mazzarri. Tornando indietro nel tempo però, i tifosi del Napoli ricorderanno un’altra cocentissima delusione. Dieci anni fa’, il Napoli usciva sconfitto dal Partenio e vedeva realizzare lo spettro di un altro anno nell’allora Serie C1. C’erano tutti i presupposti per fare tabula rasa, come vorrebbe grossa parte della piazza napoletana oggi. Invece il Napoli scelse di rinnovare la fiducia ad Edi Reja, il quale condusse gli azzurri dalla C all’Intertoto.

Era il 19 giugno 2005 e poco meno di un mese prima, Rafa Benitez conquistava la Champions League in una finale passata alla Storia. Scherzi del destino, forse.

“Don Rafè” oggi è tornato a casa ed è di nuovo “Don Rafa”. Il Napoli deve guardare e guarderà avanti. Ben consapevole però, che pur non avendo vinto, pur non essendo in Champions, un altro piccolo passo in avanti è stato fatto. Perché, a volte, ciò che può apparire un fallimento, non è altro che preparare il terreno per il successo di domani. Perché a volte, anche una squadra di calcio può essere fragile, a prescindere dai lauti stipendi percepiti dai calciatori.
E si sa, nel calcio, come nella vita, la fragilità non può esser che alleviata dal sostegno.

Articolo di Fabio Cotone

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