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De Laurentiis: “In ritiro sbagliai a parlare di scudetto, non siamo ancora maturi. Lavezzi? Non ci serve. Benitez spero che resti, il mercato dipenderà anche dal suo futuro”

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Anno nuovo, vita nuova: così recita il detto e il presidente Aurelio De Laurenttis è pronto per affrontare nuove sfide col suo Napoli. Lo racconta lui stesso in un’intervista rilasciata a Il Mattino ma parla anche dei progetti che ha per la squadra azzurra, di Benitez e ammette che è stato uno sbaglio, a luglio, parlare di scudetto.

Questa l’intervista di De Laurentiis.

QUESTIONE SAN PAOLO. “Dal Comune solo ritardi e colpi bassi. Ho un piano ma ci vogliono tre anni. Io ho affidato a un pool di ingegneri uno studio, prioritario rispetto a quello della ristrutturazione: vogliamo capire qual è lo stato di salute attuale dello stadio perché non vorremmo che questo impianto, costato svariati miliardi di lire prima dei Mondiali del 1990 e reso agibile soltanto grazie agli interventi della mia società, presentasse ulteriori problemi, dopo quello del settore inferiore di Curva A, inagibile da tre mesi. Entro gennaio riceveremo una stima della salute del San Paolo ed entro febbraio una valutazione dei costi degli interventi da effettuare, successivamente lavoreremo al progetto di ristrutturazione cercando di capire anche cosa si potrà costruire di supporto economico all’impianto per dare il via a quelle attività commerciali extracalcistiche che secondo quanto previsto dalla legge dovrebbero creare un equilibrio economico-finanziario per la salute del club. In ottobre il consiglio comunale aveva dato il via libera per questa proroga, capisce con quanto ritardo ci è stata notificata? Il progetto di ristrutturazione dello stadio non può essere legato esclusivamente a una legge, che ha avuto un lunghissimo iter e che è stata approvata soltanto un anno fa. Ci sono altre imprescindibili considerazioni da fare, che riguardano il sistema economico generale e il quadro politico”.

IL RAPPORTO CHE HA COL COMUNE.Dieci anni fa non ho comprato una squadra di serie A, di serie B, di serie C. Ho comprato l’autorizzazione del tribunale fallimentare a mettere su un nuovo club. La Federcalcio consentì a me e alla città di ripartire dalla serie C, altrimenti il nostro posto sarebbe stato tra i dilettanti. Abbiamo ricominciato da zero, quello che non è accaduto in altri casi, e per rispetto verso i napoletani chiamai inizialmente la società non Ssc Napoli, ma Napoli Soccer, in attesa di rientrare nel grande gioco. Dopo il primo anno in serie A il Napoli era il club numero 525 al mondo, negli ultimi due anni siamo oscillati tra diciottesimo e ventunesimo posto. Noi abbiamo fatto una grande cavalcata e diamo un’immagine positiva di Napoli nel mondo, ma il Comune cosa ha fatto per creare una struttura adeguata al livello della squadra, delle gare e dei club che abbiamo ospitato? Per lo stato della tribuna d’onore c’è da vergognarsi davanti a dirigenti di club come Bayern, Arsenal, Paris St. Germain e c’è da supervergognarsi per la situazione degli spogliatoi. La verità è che se non avessimo noi messo mano al portafogli la Prefettura, la Questura e l’Uefa non ci avrebbero consentito di giocare partite di campionato e internazionali. Noi abbiamo diffuso nel mondo una bella immagine di Napoli contrapponendoci a quelle della monnezza o della Terra dei fuochi”.

COME USCIRE DA QUESTA SITUAZIONE.Ho chiesto tre anni di tempo per valutare l’evoluzione economica del nostro Paese e la verifica del progetto ispirato a una legge che va in direzione delle società calcistiche e non degli immobiliaristi. È chiaro che farò lo stadio dove giocherà il Napoli, non giocheremo dove qualcun altro farà lo stadio. Mi sembra tutto così strano, c’è un vento contrario incomprensibile. Per dieci anni non ho fatto organizzare concerti al San Paolo per tutelare il campo da gioco ed evitare l’inquinamento acustico e adesso i concerti si organizzano: non credo che quei grandi artisti canteranno qui con la sordina. Ho tutelato per dieci anni il Napoli e i cittadini di Fuorigrotta, ora perché si va in un’altra direzione? Non capisco il sindaco e il capo di gabinetto Auricchio, non so quale partita vogliono giocare: c’è sempre un ritardo straordinario su tutto, così non si comporta né il primo né l’ultimo cittadino. Perché questi colpi bassi? Perché il Comune è contro di noi?”.

UN CONSIGLIO PER FAR SI CHE A VINCERE SIA LA CITTA’. “Napoli ci sono fior di imprenditori con grandi capacità, grande cultura e grande intelligenza, però manca la fiducia nelle istituzioni politiche per tutto quello che è avvenuto in Italia. E c’è il timore di confrontarsi con la burocrazia,che a Napoli è follia: qui ci vogliono sei mesi per scrivere e inviare una lettera”.

IL FUTURO DI BENITEZ.Il suo contratto era di due anni, mi auguro che voglia restare perché dare continuità a un progetto tecnico e societario è la soluzione migliore. Sapremo tutto tra qualche mese. Ma una cosa è certa: la mentalità internazionale, che io ho voluto proporre affidando la guida della squadra a Benitez, non cambierà, proseguiremo su questa linea che è diventata un nostro principio”.

LA VOCE SU LAVEZZI. “E a che servirebbe? Siamo copertissimi in attacco, tra un paio di mesi rientra anche Insigne. Si dimentica che Lavezzi ha uno stipendio di 4,5 milioni netti all’anno e che soprattutto è stato lui a voler lasciare il Napoli: lo decise nel 2011 e noi gli chiedemmo di restare ancora un anno, nel 2012 è passato al Paris St. Germain. A volte i procuratori dei calciatori si divertono a tirare fuori il nostro nome, ma noi non c’entriamo né con Lavezzi né con Balotelli”.

IL MERCATO. “Vedremo tra gennaio e giugno cosa fare in altri reparti, come difesa o centrocampo. Abbiamo soddisfatto le richieste di Benitez, ora valuteremo, anche perché bisogna capire se Rafa resta: comprare ora significherebbe ridurre il budget estivo per impostare magari il discorso con un altro allenatore”.

IN ESTATE PARLO’ DI SCUDETTO.Un errore che mi riconosco è aver detto durante il ritiro di Dimaro che avremmo vinto lo scudetto. Sulla razionalità del presidente è prevalsa la passione del tifoso: mi sono lasciato prendere la mano. Non è così semplice vincere, perché se si parla di scudetto è come se si escludessero squadre come Juve, Roma, le milanesi. L’obiettivo del Napoli è essere competitivi sempre. Prima o poi lo scudetto arriverà, ma non perché arriveranno uno o due giocatori. Si vince quando c’è un fronte unico composto da squadra, società e tifosi. Lo scudetto ci sarà quando l’ambiente sarà maturo”.

IL  MOTTO DI BENITEZ: SPALLA A SPALLA. LO CONDIVIDE?Assolutamente sì, lo condivido. Quando parlo di ambiente maturo, mi riferisco a tifosi che non siano vicini al Napoli soltanto quando vince. Anzi, è nei momenti più difficili che il tifoso deve dare sostegno e calore, dimostrarsi innamorato. Noi siamo fedeli, non mettiamo le corna a nessuno”.

GABBIADINI E STRINIC I NUOVI ACQUISTI. “Benitez ci aveva chiesto di coprire due ruoli: è stato preso Strinic perché Ghoulam sarà impegnato in Coppa d’Africa, è arrivato Gabbiadini che può giocare da prima come seconda punta, dopo l’infortunio di Insigne. Gabbiadini ha 23 anni, non rappresenta una soluzione per l’emergenza che si è venuta a creare per l’assenza di Lorenzo ma è anche un investimento per il futuro”.

CAPITOLO CHAMPIONS: L’ELIMINAZIONE. “Una forte delusione e un danno economico valutabile in una decina di milioni. Abbiamo affrontato l’Athletic Bilbao che non aveva rappresentanti ai Mondiali mentre il Napoli ne aveva avuti ben sedici: la differenza di preparazione era notevole, non può esserci la controprova, ma se avessimo trovato una squadra nelle nostre stesse condizioni avremmo probabilmente superato il turno”.

I TIFOSI SI ASPETTAVANO UN GRANDE GIOCATORE IN ESTATE. “Ma se pure lo avessimo preso sarebbe stato reduce dai Mondiali, si sarebbe trovato nella stessa condizione dei nostri sedici convocati: e allora quale contributo avrebbe potuto dare al Napoli? “.

SUL FAIR PLAY FINANZIARIO. “Noi rispettiamo il fair play finanziario, visto cosa è successo a un club come il Barcellona che ha un fatturato notevolmente più alto del nostro? Non ha rispettato alcuni parametri e vedrà il suo mercato boccato. Ci atteniamo alle regole del fair play finanziario, ma per noi, lo ribadisco, il mercato è aperto dodici mesi all’anno, anzi 24 ore su 24”.

2014: UN GIUDIZIO ALLA SQUADRA.Positivo. Abbiamo mantenuto una società con i conti in ordine ed è contemporaneamente proseguito il processo di crescita. Il Napoli è la sola squadra italiana ad aver vinto due trofei nell’anno solare ed eravamo reduci da una straordinaria Champions: nel dicembre 2013 siamo stati eliminati con 12 punti, penso a cosa è accaduto nella competizione quest’anno, con la Roma eliminata e la Juve qualificata con punteggi nettamente inferiori al nostro. Abbiamo chiuso lo scorso campionato al terzo posto e siamo ora nelle prime posizioni. I conti vanno fatti alla fine: noi siamo un po’ come quel ciclista che fora una gomma e riparte in ritardo, c’è tempo per recuperare, le tappe del campionato sono 38 e non siamo neanche a metà del cammino”.

2015: GLI OBIETTIVI.Crescere. Restare competitivi in campionato, Europa League e Coppa Italia dopo aver festeggiato la Supercoppa. In campionato c’è già un distacco rispetto a Juventus e Roma, ma andiamo avanti con fiducia. Con l’obiettivo di vincere tutte le partite e senza avere paura di nessuno, come dice Benitez. Noi siamo non scontenti, ma scontentissimi quando non vinciamo o pareggiamo su campi non proibitivi”.

SUL SETTORE GIOVANILE.Non abbiamo un fatturato che ci consente di sviluppare il nostro vivaio come altre società: ritengo già significativo aver tirato fuori in pochissimi anni un campione”.

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