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De Laurentiis: “Non temo il Real, Higuain non voleva giocare più con un compagno”

Il massimo dirigente partenopeo si è raccontato in una lunga intervista a Bein Sport.


Queste le sue dichiarazioni:

“La mia entrata nel calcio? Avevo sempre immaginato di unire i contenuti dei film a quelli dello sport. Le cose più popolari in Italia? Il calcio e il cinema americano. Nel 2004 dopo la fine delle registrazioni di un film andai a Capri, aprii il giornale e vidi una cosa incredibile: il calcio Napoli non esisteva più. Mi informai con gli avvocati sui pretendenti che avrebbero potuto comprarlo. Misi 32 milioni di euro per un pezzo di carta, non c’era né uno stadio di proprietà né i calciatori. La Federcalcio mi venne incontro facendomi partire dalla serie C1. Così iniziò la mia esperienza da Hollywood ai piccoli paesini della serie C dove mi volevano ammazzare e ci sputavano in testa. Per fortuna l’amico Galliani mi prestò due calciatori come Abate e Pozzi.

Real Madrid? Ha giocato contro il Barcellona e poi a Ginevra con il Real non mi era mai capitato, non mi sembra imbattibile. Il Napoli é cresciuto molto ed é l’unica italiana in Europa da sette anni consecutivi malgrado un fatturato che è forse un quarto di quello del Real, del City o dello United. I tifosi hanno un concetto antico: “il calcio siamo noi” che io capisco. Ma il calcio moderno non si basa più su grandi numeri: su 60 mila solo 20 mila vengono con costanza allo stadio, e poi noi abbiamo 4 milioni di tifosi nel mondo. Lo stadio si é virtualizzato, i giovani sono abituati a giocare sul web e non hanno la capacità di resistere per l’intera durata della partita. Vogliono vedere le sintesi ed interagire, gli stati di calcio concepiti come l’Allianz e in Inghilterra non hanno più senso. Non vado allo stadio perché fatiscente? Ho detto che lo stadio è come una toilette sporchissima, non ci voglio andare perché non mi appartiene.

Credo che quest’anno siamo più forti dello scorso campionato perché la mancanza di Higuain ha fatto capire all’allenatore che bisognava ritornare ad un gioco di squadra. La cessione di Higuain ha obbligato il tecnico a fare di necessità virtù. Ha rimesso in pista tutti i giocatori, avvantaggiato anche dall’incidente di Milik. Noi invece abbiamo bisogno di far lavorare la squadra intera.

Juventus? Inutile parlarne, ha il fatturato più alto in Italia e si identifica con la volontà di Agnelli nel vincere a tutti i costi. Bisogna vedere dopo l’addio alla Juventus cosa accadrà alla società.

Higuain? Ha una famiglia per metà sentimentale rappresentata dal padre e da Gonzalo, ed un’altra più commerciale rappresentata dalla madre e dal fratello. A Venezia presentai una proposta di rinnovo con uno stipendio più alto, e sia il padre che Nicolas sembravano soddisfatti. Rimandammo la definizione del contratto anche perché mancavano ancora due anni. Ho contattato più volte Nicolas che a gennaio ha iniziato a dire “Tu non hai una squadra forte” nonostante avesse fatto il record di goal. Gli rispondevo che non aveva fiducia nel fratello, e lui replicava che Gonzalo non voleva giocare più con un calciatore che sta facendo benissimo in azzurro. Sembrava più interessato a giocare in una squadra di nomi e star piuttosto che in una dove dobbiamo scoprire nuovi talenti. Per questo malgrado l’offerta superiore è andato in bianconero. Avrà considerato l’età è la vittoria di uno scudetto. Avrà pensato anche alla Champions, gli auguri di vincerla dopo averlo augurato prima a me.

Sarri? Quando l’ho scelto c’è stata la rivoluzione in città. Dopo le prime partite mi diceva “Presidente le prime sette le perdo sempre” e io gli rispondevo che doveva cambiare modulo perché l’avevo scelto io. Io e Giuntoli lo convincemmo ad usare il 4-3-3 e lui le ha vinte una dopo l’altra. Con Maurizio c’è sintonia, io sono napoletano mentre lui si è trasferito subito in Toscana: conosco i toscani, sono arguti ma si sentono i migliori del mondo, sono solitari e non vogliono condividere con il resto del mondo la loro nobiltà. Ma Sarri è uno stacanovista, che ha in testa solo il campo, non pensa a moglie, amici o figli.

Maradona? Ha un problema con il fisco italiano, per cui se gli faccio un contratto diventa perseguibile ed io un fuorilegge. Deve risolvere i suoi problemi con lo stato italiano e mi dirà: “Aurelio amo e sono libero…” mi piacerebbe fare tanti Napoli nel mondo, tutti guidati dalla creatività di Maradona”.

 

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