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[Esclusiva] De Maio: “Rafael? Errore mentale. Maradona? Genio generoso. Ma nell’80…”

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Quanto conta la testa nei calciatori? Lo abbiamo chiesto a Luigi De Maio, ex psicoterapeuta del Napoli. Negli ultimi anni la preparazione psicologica del gruppo e della squadra è diventata sempre più importante nel mondo del calcio. Per questo motivo abbiamo raggiunto il Professore Luigi De Maio, neurologo, psichiatra, scrittore e psicoterapeuta della Società Sportiva Calcio Napoli dal 1979 al 1991.
Professore lei ha pubblicato il suo ultimo libro, che si intitola “Tradire”, il giorno di San Valentino. Solo una coincidenza?

“Ho approfittato dell’ ipocrisia di questo concetto, di queste tradizioni che molto spesso non sono sentite ma si limitano ad un banale consumismo. Inoltre ci portano a tradire noi stessi perchè magari una determinata cosa non vogliamo farla ma ci obblighiamo a farla lo stesso”.

Nel giorno dell’amore invece è stato il Napoli a “tradire” i suoi tifosi con una prestazione negativa a Palermo. Secondo lei l’errore di Rafael sul primo gol, è di natura tecnica oppure mentale?

“Molto difficile da dire. Se dovessi rispondere da tifoso allora direi che è un errore tecnico, ma è ovvio che è soprattutto una distrazione sul piano mentale, una mancanza di concentrazione. Tuttavia sarebbe grave e deleterio attaccare questo ragazzo che invece va aiutato”.

Il Napoli molto spesso ha incontrato le maggiori difficoltà proprio contro le squadre di media-bassa classifica e non con i grandi club. Perchè in quei match che appaiono più semplici la squadra azzurra non fornisce le medesime prestazioni?

“Veda è semplice. Una squadra è tale quando tutti partecipano e perseguono uno stesso fine. In molte di queste partite il Napoli l’ho visto spaccato, con reparti troppo separati tra loro e così diventa molto difficile vincere e raggiungere risultati importanti”.

A Benitez
spesso è stato fatto notare di non avere lo stesso carisma e lo stesso spirito di motivatore di Mazzarri, cosa ne pensa del tecnico iberico?

“La capacità di tirare fuori il carattere e creare una coralità è certamente fondamentale. Altrimenti non serve a nulla avere in squadra grandi calciatori se poi non si crea una buona organizzazione. Lo stesso esempio può essere fatto con la musica: ci sono sette belle note da suonare ma se non sai comporle tra loro armonicamente allora stridono. Non credo che Benitez  non abbia tali capacità, credo sia più una questione del gruppo”.

Come si può realizzare un gruppo unito che lotta per un unico obiettivo?

“Le racconto un aneddoto. Negli anni ’80 ricordo che c’erano problemi nel gruppo del Napoli legati a questioni più o meno futili. La squadra veniva da risultati negativi e allora decidemmo di chiuderli tutti nello spogliatoio e farli uscire solo quando avevano risolto tutti i problemi. Da lì in poi realizzammo diversi risultati positivi consecutivi. Questo dimostra che se non c’è l’unisono, un’unica volontà allora nemmeno i più forti possono fare la differenza”.

Il calciatore che più l’ha impressionata?

“Di nomi è difficile farne ma ricordo Celestini e tanti altri come lui che mettevano l’anima in campo e lottavano con un ardire tale da trascinare e richiamare all’ordine tutta la squadra”.

E Maradona?

“Semplicemente spettacolare anche se io lo ricordo con due aggettivi particolari: genio e generoso. Un elemento più unico che raro in uno spogliatoio per le sue caratteristiche. Ora non ricordo chi disse che Diego ci parlava col pallone, ma io non sono d’accordo. Diego e la palla erano un tutt’uno”.

Articolo di Alessandro De Mattia


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