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Diego, non venire ad allenare il Napoli

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Le storie d’amore, lo si sa, soprattutto oggi giorno, possono finire in maniera piuttosto semplicistica e repentina.

Quella che lega dal 1984 Diego Armando Maradona alla città di Napoli sembra essere invece una storia d’altri tempi. Un amore viscerale alimentato quotidianamente da ben 29 anni. Diego era ventiquattrenne quando mise piede in un San Paolo gremito e festante, illuminato da uno splendido sole che giungeva cocente sul terreno di gioco senza essere ostacolato dalla obbrobriosa copertura in acciaio che di li a qualche anno imbruttirà lo stadio. Era il 6 luglio, da quei palleggi magici, da quei baci dispensati a spettatori impazziti semplicemente per il suo consistente curriculum, da quella sciarpa azzurra che circoscriveva il suo collo, nasce l’idillio tra Diego e Napoli. La storia la conosciamo tutti, gli incalzanti successi sportivi che aspettano il Calcio Napoli nel quinquennio che segue, sono accompagnati da una rivalsa sociale, da un sussulto di orgoglio che la città di Napoli conquista grazie al suo condottiero, Diego Armando Maradona. E’ lui che dispensa magie in campo ma anche fuori, con le sue prese di posizione nei confronti dei poteri forti, con le sue battaglie contro le ingiustizie, con il suo patire l’ascolto di cori discriminatori che già da allora si abbattevano sul popolo napoletano su disparati terreni di gioco del nord Italia. Diego lo si vedeva li, sul campo di gioco, infastidito, indispettito, impettito e con lo sguardo di chi era pronto a zittire questa malignità con il gesto più sano e puro si potesse fare, una delle sue magie. Il tifoso napoletano, ma forse il cittadino napoletano, quella reazione, quel sentimento, quello spirito di appartenenza, non lo ha mai dimenticato. Ed è così che Diego è rimasto nei cuoi dei napoletani ovunque egli sia stato, qualsiasi cosa egli abbia fatto. Napoli lo ha “seguito” ovunque, ha gioito per lui quando le cose gli sono andate per il verso giusto, ha patito ed è stata in ansia quando ha vissuto giorni terribili tra la vita e la morte a causa di problematiche cardiache subentrate ad un pessimo stile di vita. Ed è sempre così che il 18 Ottobre del 2013 alle ore 21.05 nel bel mezzo di una partita importantissima come Roma – Napoli, la folla di napoletani presenti allo stadio Olimpico “dimentica” in campo ci sia il Napoli, smette di incitare i propri beniamini e diventa vittima di un’irrefrenabile richiamo, allo stadio è giunto Diego. I cori sono tutti per lui, la voce vien fuori forte, il cuore pulsa diversamente. Più di qualche lacrima scende sul volto di emozionati tifosi. Molti di essi sono giovanissimi, Diego lo hanno visto dalle videocassette o magari gli è stato raccontato nei dettagli da qualche adulto che ha avuto la fortuna di vederlo dal vivo. Questo lascia intendere quanto forte sia questo legame e quanto naturalmente sembra essere destinato a rimanere tale. Non solo ultimamente, Maradona ha esternato la volontà di allenare in futuro il Napoli. Non farlo Diego, non farlo. Se dovessi far bene, il tuo rapporto con la città diventerebbe qualcosa di straordinariamente bello, ma se dovessi fallire, finiresti per incrinare un legame che fa invidia a tutti. Ricorda Diego, il tifoso napoletano ti adora ma l’azzurro del Napoli, alla lunga, viene prima di tutto.

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