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Dilettanti: dopo l’insulto sessista, salta il Presidente di Lega

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“Non si può sempre pensare di dare soldi a queste quattro lesbiche”, aveva dichiarato il presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Felice Belloli ha provato in tutti i modi a restare al suo posto. Dopo aver negato di aver pronunciato la frase incriminata sul movimento calcistico femminile, nel Consiglio di Lega Dilettanti di martedì ha rinviato la discussione al giorno successivo. Nel Consiglio di ieri, non ha rassegnato le dimissioni.
Tuttavia, la frase raggelante è stata confermata da cinque testimoni e il Consiglio di Lega ha approvato all’unanimità la mozione di sfiducia nei suoi confronti.
La presidenza di Belloli è durata soltanto sei mesi e ora si attendono le prossime mosse di Tavecchio riguardo il successore del presidente appena silurato. Il capo della FIGC ha spinto in maniera convinta per l’allontanamento di Belloli. Suona ironico da parte di chi detiene il copyright dell’ormai tristemente celebre “Opti Pobà”. Ma almeno in questo caso, il risultato è positivo.
Contestualmente, è stato annunciato che la finale di Coppa Italia di calcio femminile verrà disputata regolarmente, dopo che era stata messa in ghiaccio per protesta contro le dichiarazioni di Belloli.

Si pone dunque fine ad una triste vicenda di discriminazione. In particolare su quella di genere, nell’universo calcistico italiano sono stati fatti passi in avanti negli ultimi anni, come testimonia il panorama mediatico sempre più orientato ad una figura femminile attiva, dotata di senso critico e competenza tecnica. Resistono purtroppo anche nei media italiani esempi di “soubrette” che incarnano lo stereotipo della donna come semplice oggetto ornamentale nel calcio. Tuttavia, siamo nell’ordine di una fisiologica resistenza al cambiamento.

Situazione ben diversa per ciò che concerne le discriminazioni di natura territoriale, su cui evidentemente la strada da percorrere è ancora molto lunga e lastricata di ostacoli di varia natura. Se la giustizia sportiva si è finora mostrata inadeguata a fronteggiare il problema, è forse la giustizia ordinaria che può aprire uno spiraglio, come indicato da questa sentenza.

Articolo di Fabio Cotone

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