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ESCLUSIVA – Vives: “Scudetto? Il Napoli può lottare fino alla fine. La Fiorentina gioca bene ma attenti alla Juventus”

Mercoledì 6 gennaio, dopo la sosta natalizia, riparte il campionato di Serie A. Il posticipo serale della diciottesima giornata vede il Napoli affrontare il Torino allo stadio San Paolo. In esclusiva, ai microfoni di 100x100Napoli, Giuseppe Vives, centrocampista napoletano dei granata.

Una lunga chiacchierata tra previsioni, speranze e amore per la sua città di un ‘emigrante del pallone’.
Queste le sue dichiarazioni:

Con il Torino avete affrontato tutte le grandi squadre ad eccezione del Napoli. Tra quelle che hai incontrato quale ti ha più impressionato?
“La Fiorentina gioca benissimo, nella prima in campionato la Juventus non mi aveva fatto una grande impressione ma adesso stanno veramente bene”.

Cosa può fare il Napoli fino alla fine della stagione?
“Penso che se la può giocare, fino alla fine, con tutti per lo scudetto”.

Sarri ha una storia particolare, per così dire, anomala. È stato per tanto tempo dall’altro lato della barricata, un percorso, per certi versi, un po’ simile al tuo, cosa rappresenta il successo del Mister per il calcio italiano?
“Questa è una vittoria, lui si è creato tutto da solo vincendo i campionati ed è arrivato ad allenare il Napoli, cosa che credo un po’ tutti gli allenatori aspirano a fare, quindi gli va dato merito anche per non aver mai mollato. Si sta dimostrando un grande tecnico”.

Per un napoletano giocare contro il Napoli è sempre un’emozione particolare. Tu lo vivi con quel pathos col quale lo vive, ad esempio, Paolo Cannavaro, che tutt’ora parla al plurale dicendo “vinceremo lo scudetto” o ti senti più distaccato?
“E’ sempre un’ emozione quando gioco a Napoli ma un calciatore in ogni partita pensa solo al campo. Però il San Paolo anche per un non napoletano è speciale e te ne accorgi perché tanti colleghi quando entrano e vedono questo pubblico si emozionano”.

Cosa ti aspetti, dopo la befana, per te e la tua squadra?
“Sicuramente di riprendere quello che abbiamo fatto fino a dieci giorni prima che si fermasse il campionato, adesso lavoreremo per riprenderci e continuare a fare bene. Noi pensiamo sempre partita dopo partita e poi alla fine tireremo le somme e vedremo dove saremo arrivati”.

In un tweet Giuseppe Vives si racconta.
“Sono sempre stato appassionato di calcio e già da bambino giocavo per strada, poi ho fatto la scuola calcio. Sono stato in Serie D dove ho vinto il campionato con il Sant’ Anastasia, in Lega Pro passai con la Juve Stabia. Andai in Serie B con l’Ancona, poi risiscesi in Serie C 2, dopo 3 anni passai al Lecce con Zeman dove ho giocato per 5 anni e questo è il quinto anno col Torino. Sono arrivato nella massima serie a 26 anni”.

Quando è stata inaugurata e come è nata l’idea di aprire questa scuola calcio?
“La scuola è stata inaugurata a settembre 2015 e dalla mia società di appartenenza (il Torino n.d.r.) è nata l’idea di aprire questa Academy, in Italia ce ne sono 23 e in Campania nessuna. Io ho sempre avuto intenzione di fare qualcosa per i ragazzi e parlando col Direttore dell’Academy, insieme alla mia famiglia e con istruttori validi, ho deciso di aprire la struttura. Abbiamo circa 110 iscritti che vanno dal 2000 al 2010, quindi 11 categorie”.

Togliere questi ragazzi dalla strada, insegnargli il valore dello sport, quanto conta in una realtà difficile come questa? Si hanno dei risultati?
“E’ difficile arrivare a giocare in Serie A, come dice anche la canzone, uno su mille ce la fa. Puoi anche arrivare nella massima serie ma la cosa difficile è restarci. Noi abbiamo deciso di creare quest’organizzazione per dare ai ragazzi delle regole, perché queste sono regole che, al di là del calcio, appartengono alla vita. Io ho avuto la fortuna di averle e questo fa si che io possa stare con tutte le persone. Noi questo vogliamo per loro, i ragazzi sono il futuro di questa società che di per sé è già un p’ allo sbando. Dobbiamo cercare di far crescere questi ragazzi in ambienti sani, poi abbiamo degli ottimi istruttori che dimostrano passione”.

Ci sono elementi interessanti?
“Ce ne sono ma dovranno crescere. Il singolo ti fa vincere una partita ma non il campionato. Vince il gruppo”.

Vorrai fare questo mestiere quando smetterai di giocare a pallone?
“Spero di restare in questo ambiente. A me piace stare con i bambini e quello che ti danno loro non te lo danno gli adulti”.

Accompagneresti tuo figlio ad una scuola calcio? Consiglieresti questa vita a tuo figlio?
“Si, lui già va ad una scuola calcio e lo porto per farlo socializzare con i bambini perché stare in gruppo e far capire le regole, non solo calcistiche ma proprio per la vita, fa crescere molto”.

Insegna più una sconfitta o una vittoria?
“Una sconfitta. Dalla sconfitta tu puoi migliorare, dalla vittoria no”.

Per restare alla tua età (31 anni n.d.r.) ancora ai massimi vertici serve la disciplina personale, ma nel calcio moderno conta più la preparazione fisica o la tecnica?
“La disciplina personale sicuramente, io sono sempre stata una persona tranquilla. Oggi il calcio è cambiato, serve sempre la tecnica ma se non stai bene fisicamente vai in difficoltà”.

Sarri si è lamentato del pallone dicendo che è un pallone prettamente invernale e che dovrebbe essere utilizzato proprio in condizioni di campo pesante. Tu cosa ne pensi?
“Per ogni pallone ognuno si lamenta. Io lo vedo come gli altri palloni, non ho avuto la sensazione che fosse diverso”.

Scritto da: Italia Mele e Francesca Bosso.

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