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Il flop del Barcellona con la Juventus sfata il mito delle ‘cantere’ e delle ‘scugnizzerie’

L’eliminazione del Barcellona nei quarti di finale di Champions League con la Juventus, chiude il ciclo esaltante dei catalani costruito sullo zoccolo duro di una generazione di fenomeni cresciuti nelle giovanili del club: Puyol,  Xavi, Messi, Iniesta,  Busquets,  Piquè,  Jordi Alba, Victor Valdes, e Pedro. 

Appunto, generazione di fenomeni evento più unico che raro.

Malgrado la perfetta organizzazione della “Masia” (il settore giovanile catalano) negli ultimi anni non è si è riusciti a formare il giusto ricambio generazionale e per rinforzare la rosa, il Barcellona è stato costretto a intervenire sul mercato puntando su calciatori pronti ma formati in altri club come ad esempio Suarez, Neymar e Rakitic.

Neanche a farlo apposta ad eliminare il Barcellona è stata la Juventus, vincitrice di sei scudetti consecutivi con il solo Marchisio cresciuto nel vivaio e per giunta contro i catalani in tribuna per problemi fisici.

L’Inter del triplete e il Chelsea che sta per trionfare in Premier League, sono altri esempi di squadre vincenti con appena uno al massimo due calciatori provenienti dalle giovanili, per giunta poco utilizzati.
Così come il Manchester City, altro club competitivo e che può vantare delle strutture all’avanguardia a disposizione dei giovani calciatori, in prima squadra non ha nessun calciatore cresciuto nel suo vivaio.

I Donnarumma, i Rugani, i Dybala e altri giovani da ‘scudetto’ sono eccezioni  sparse a macchia di leopardo in giro per il mondo e non il frutto del lavoro di un singolo club.

Sta alla bravura di uno scouting scoprirli prima degli avversari, come ha fatto ad esempio Giuntoli per il Napoli con Rog, Diawara e Zielinski.

Il Napoli tutto sommato, grazie a Lorenzo Insigne, è in perfetta media con i club vincenti per quanto riguarda i calciatori a disposizione cresciuti nel vivaio. Si spera che in futuro ci siano altri Insigne, ma in ottica scudetto saranno ‘mosche bianche’ e mai in numero tale da formare un’ossatura valida di base.
A meno che non si ha la fortuna di avere una nuova generazione di fenomeni.

Insomma, curare nei dettagli il settore giovanile sembra essere  più utile dal punto di vista economico alle squadre di seconda fascia piuttosto che ai top club per vincere trofei importanti.

Allora il Napoli di Maradona che aveva in squadra 11 calciatori campani?
Bruscolotti, Ferrara, Filardi, Carannante, Celestini, De Napoli, Caffarelli, Muro, Romano, Taglialatela e Di Fusco: bhe, anche quella è stata una generazione di fenomeni.

Forza Napoli !

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