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Gargano senza freni: “Picchiai Montervino ed Edo De Laurentiis, ecco perché”

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Continua l’intervista di Gargano a Rg 690. E’ un Gargano senza freni, dopo aver parlato dei tifosi, di Lavezzi che voleva picchiare Mazzarri ora tocca ad una lite avvenuta tra lui e Montervino. Oltre a questo si lascia andare parlando di De Laurentiis e del figlio Edo e anche con lui arrivò alle mani.

Ecco le sue dichiarazioni: “Volevo restare a Napoli ma De Laurentiis decise di vendermi, disse che avevo troppa personalità e che avrei dato problemi alla squadra. Anche se non litigai mai con lui. Nei primi sei mesi litigai con Montervino perché ci fu uno scontro durante l’allenamento, lui mi diede uno schiaffetto sul viso, come se volesse dire “stai zitto, piccolino”. Pensava che non avrei reagito, ma mi arrabbiai e all’epoca non pensavo molto a quello che facevo, aveva sbagliato persona. Gli diedi un paio di colpi e non reagì, poi cercò di spaventarmi dicendo ’ti ammazzo!’, una cosa che loro fanno spesso lì, e io gli dissi che a me non piace parlare, e se voleva litigare ero lì a disposizione. Ricordo che Lavezzi mi diceva ‘picchialo, picchialo’! Sono errori che uno commette quando è giovane”.

Ma non fu l’unico: “Picchiai anche Edo De Laurentiis, per questo poi volette vendermi il presidente. Tornammo da una gara contro la Lazio. Lavezzi è sempre stato solare così mise un po’ della nostra musica ma lui cambiò e mise i film del padre. De Laurentiis produce molti film e sono anche molto brutti. Lui all’epoca non era il vicepresidente del Napoli come lo è oggi, è un ragazzo giovane, ha due anni in più a me, ma visto che non sa fare altro lo hanno inserito nel club. Così tutti fischiammo e lui si arrabbiò, invece di andare dal pocho, non avendo il coraggio, venne a parlare con me. Mi diede uno schiaffetto sulla gamba e mi disse che non dovevamo fischiare, io risposi che stavo ascoltando musica e che non mi dava fastidio il film. Dopo un po’, un’altra volta, Lavezzi mi sussurrò nell’orecchio ‘Picchialo, picchialo, picchialo’. Io avevo una personalità aggressiva, non era mia abitudine fare a botte e ancor meno col figlio del presidente. Gli diedi uno schiaffone davanti a tutti, mi disse ‘t’ammazzo’ e gliene diedi un’altro. Arrivammo a Castel Volturno, scesi dal bus senza zaino e gli dissi ‘andiamo a litigare’, ma lui mi chiese scusa, dicendo di aver sbagliato. Non successe più nulla. Però questo è successo sei anni fa, ora sono cambiato e di molto. SOno un papà e sono molto più maturo”.

Fonte traduzione: Mirko Calemme per tuttonapoli.net

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