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Ghoulam: “La passione qui è forte e gli allenamenti molto intensi. Nonostante tutto non avrei mai potuto rifiutare l’offerta del Napoli”

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Il difensore azzurro Faouzi Ghulam, ha rilasciato una lunga intervista all’Equipe. Questo è quanto 100x100napoli ha tradotto dell’intervista dell’algerino:

Faouzi Ghoulam non poteva trattenersi dal ridere quando ha sentito per la prima volta dal vivo la canzone “Live is life” risuonare nello stadio San Paolo, prima della partita contro il Milan.
“Ho rivisto Maradona nei suoi pantaloncini troppo corti a ballare e giocare sul terreno al ritmo di questa canzone, racconta l’ex laterale sinistro del Saint-Étienne. E invece c’ero io che mi riscaldavo al suo posto. Era divertente perché Maradona è l’idolo di tutta la mia famiglia, sono stato obbligato ad amarlo in casa mia. Sono nato nel 1991, conosco a memoria il percorso della Argentina ai Mondiali del 1986. I miei fratelli più grandi non hanno mai smesso di mostrarmi i nastri delle sue partite quando ero piccolo. I suoi poster sono stati incollati al muro. Le sue camicie sono state acquistate da Le Coq Sportif. E oggi io indosso la stessa maglia azzurra che ha indossato lui al Napoli. Questo è eccezionale e tanto più sorprendente che il mio trasferimento è stato concluso all’ultimo momento. 
Avevo dichiarato che pensavo di imitare Loic Perrin e fare tutta la mia carriera nel club che mi aveva formato. Ma avevo pure aggiunto che non si può pregiudicare niente nel calcio. Jeremie Janot è andato via. E poi quando un gran club ti vuole, se non vai prendono un altro e poi per te è finita. 
Partire in piena stagione di una Coppa del mondo è rischioso ma ho fatto una scelta scelta a lungo termine . Non potevo rifiutare l’offerta del Napoli. 

Qua già mi conoscono tutti. Al mio arrivo sono andato a fare la spesa in un supermercato. Tutto il personale è venuto a domandarmi una foto. A fora di farle ho perso Soufiane, mio figlio di 3 anni. Fortunatamente la sicurezza l’ha ritrovato nei paraggi. Poi, dopo ho messo un cappuccio sulla testa e sono andato dritto mentre mia moglie portava il carrello.
Situazione simile c’è stata in una macelleria del quartiere arabo di Napoli dalla quale ci ho messo un’ora per uscire. Una sera, a Napoli, al cinema ho passato più tempo a posare per le foto e a firmare autografi che a vedere il film.
Alla vigilia della venuta del Porto sono uscito per comprarmi delle scarpe. Un’ora dopo la mia foto si trovava su un forum dei tifosi e su Twitter. È impressionante, non ho più una vita personale privata. C’è un parco di attrazioni non molto lontano ma io non posso mai portare i miei figli lì.
Si devono mettere gli occhiali da sole tutti i giorni. 

La prima cosa che il Presidente mi disse fu che non avrei potuto scegliere il numero 10 perché apparterrà sempre a Maradona. 

Ad un certo punto mi sono detto: “Faouzi, sei tu che ti devi adeguare a loro e invece è stato il contrario. Reina che ha vinto tutto mi ha augurato il benvenuto schiacciandomi il 5. Il fatto di aver imparato lo spagnolo a scuola e di giocare ogni 3 giorni ha dato una spinta in più alla mia integrazione nella squadra. 
Lo shock culturale è stato tuttavia brutale. Gli allenamenti sono molto più corti ed intensivi. Ne esco distrutto. 
Capisco oggi perché Zidane diceva che il periodo in cui ha più sofferto era alla Juventus. Qui si gioca per vincere e mai per il pareggio. Ogni partita a venire è la partita più importante della stagione. L’intensità è enorme”.

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