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Higuain, storia di un campione che ha avuto l’umiltà di trasformarsi in top player

Gonzalo Higuain,  al cui nome tremano le mura del San Paolo, faccia da bravo giovane con l’aria un po’ indolente della borghesia sudamericana, colpi da campione, classe pura, a volte annacquata da un carattere un po’ così.

Arrivato al Napoli a sostituire l’Avatar Cavani, voluto e convinto da Rafa Benitez che è capace anche di metterlo fuori, quando non fa quello che dovrebbe, finisce, male, l’ultima stagione. Regalando alla luna quei palloni già  promessi al Napoli ed all’Argentina e che avrebbero, forse, cambiato una parte della storia. Resta in azzurro al termine di un calciomercato che, nonostante le promesse del Presidente, ha tenuto tutti con il fiato sospeso ed arriva, addirittura in anticipo, all’appuntamento con il suo nuovo tecnico, Maurizio Sarri maestro di provincia che ha raccolto l’eredità, pesantissima del suo predecessore.  

Bello l’incontro tra i due, suggellato dal sorriso sincero e un  po’ emozionato del Mister che aveva detto di lui:  “Higuain è un grandissimo campione ma deve ritrovare l’allegria e capire che può ancora migliorare”. Migliorare? Higuain può ancora migliorare? E in cosa? In tanti, troppi se lo sono chiesti commentando con ironia le parole del tecnico,  eppure aveva ragione e Gonzalo lo ha dimostrato. Napoli vs Juventus e Napoli vs Fiorentina partite che hanno, probabilmente scritto due capitoli importanti nel romanzo  che stiamo leggendo, due gol che si somigliano.

Il Pipita, con la Viola, segna recuperando palla, ripiegando sul centrocampista lontano dalla palla, situazione simile con il Bianconeri, in quel caso il ripiegamento gli consente di intercettare su Hernanes. Episodi non casuali ma frutto di scelte tattiche che fanno del Napoli la squadra che recupera più palloni nella metà campo avversaria, che derivano da indicazioni del tecnico ma vengono attuate dai calciatori che si sono resi disponibili. Umiltà, disponibilità, partecipazione emotiva, doti che Higuain ha tirato fuori nel momento più difficile, quando si è ritrovato fuori dalle convocazioni di Tata Martino ed ha risposto prendendosi il titolo di capocannoniere della Serie A.  Qualità che hanno trasformato il campione in fuoriclasse, perché non è dai calci di rigore che si giudica un calciatore.

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