Calcio&Business

I Falsi Modelli

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Il calcio è, come tutti sanno, un mondo particolare, nel quale, spesso, risultano simpatici quei club poveri ma belli, dove per poveri si intende mancanti di una forte tradizione decennale vincente (la Grecia agli Europei del 2004), ma anche poveri nel senso di meno ricchi di altri.

Il mondo del pallone, oggi, pieno di sceicchi e russi miliardari, è dominato da squadre che vincono tutto ma qui rari casi in cui squadre che vincono spendendo poco, risultano  le favorite di tanti tifosi, passando per innovative, abili nel gestire bene i conti e capaci di sfuggire alle sanzioni Uefa legate al Fair Play Finanziario.

Non sempre però, certe rivelazioni sul campo sono così virtuose nei bilanci come si crede.

Nelle ultime settimane, il nuovo “miracolo calcistico” è quello dell’Atletico Madrid, semifinalista di Champions League ed in piena corsa per la vittoria del campionato spagnolo. Una serie di risultati che fa parte di un ciclo cominciato con la doppia vittoria in Europa League e Supercoppa Europa nel 2012 ed arrivato nonostante fatturati (e di conseguenza spese) minori, rispetto alle big del calcio continentale. Guardando bene, però, gli ultimi bilanci dei Colchoneros, si può notare che, anche nella sponda storicamente meno vincente di Madrid, le cose non sono così miracolose.

Il ciclo di vittorie dell’Atletico, infatti, coincide con una serie di manovre poco chiare, che hanno permesso ai bilanci del club di restare a galla e consentendo alle sue casse di avere meno ricavi delle grandissime squadre, ma di aumentarli notevolmente.

Facendo un parallelo tra i successi sul campo ed i bilanci del club, risulta che, alla fine della stagione 2010/2011, l’Atletico Madrid vive una stagione deludente: settimo posto in campionato e fuori dall’Europa League (da campione uscente) ai quarti. La conseguenza, è che il club ottiene pochi introiti legati ai risultati, a fronte di un pesante debito nei confronti della Fiscalidad spagnola (215 milioni di euro) e del personale (51,6 milioni). Sono gli anni delle crepe nel sistema di Bankia e del drammatico effetto domino che apre buchi nei conti dei club, soprattutto in Spagna. Molti, per evitare il tracollo, in quel periodo, si rivolgono alla Ley Concursal, un appiglio giuridico che permette alle aziende (e le squadre di calcio lo sono) di saldare solo il 50% dei salari e di spalmare il resto dei debiti in cinque anni. Altre squadre, per tenere a bada i creditori, si rivolgono invece ai fondi d’investimento, che si propongono di acquisire i diritti di alcuni calciatori. Così fa per esempio l’Espaniol, che cede a un fondo britannico i diritti di 4 giocatori. L’Atletico, invece, sembra fare quello che farebbe subito qualsiasi azienda: pensa a fare cassa. Nel calcio, il  metodo più rapido è quello di vendere giocatori. L’Atletico, grazie a un parco giocatori notevole, attraverso le vendite, riesce ad incassare ben 85 milioni di euro. Partono il giovane portiere De Gea (al Manchester United per 20 milioni di euro), l’asso argentino Aguero (al City per 45 milioni), Elias allo Sporting Lisbona per 8,5 milioni e Forlan all’Inter per 5 Milioni. Tutto bene, tutto regolare: l’Atletico, si pensa, userà questi soldi per saldare parte del debito con il Fisco Spagnolo. Ed invece, sorpresa: la squadra torna subito sul mercato, spendendo addirittura 91 milioni. Buona parte di questi soldi (40 milioni), vanno nelle casse del Porto, per far arrivare nella capitale spagnola il forte attaccante colombiano Falcao. Com’è possibile che l’Atletico riesca a spendere tutti questi soldi? Semplice, a gestire l’operazione-Falcao, è un fondo d’investimento, il Doveyn Sport Investiment, che finanzia il 55% dell’operazione, permettendo al club spagnolo, di pagare solo 18 milioni di euro per il cartellino del colombiano e di concentrarsi su altre operazioni (come l’arrivo del turco Arda Turan per 13,5 milioni, dati al Galatasaray anziché alla Fiscalidad).

Nel fondo Doyen spicca la figura di Jorge Mendes, potente procuratore portoghese di gente come Cristiano Ronaldo e José Mourinho. Il ricorso al fondo è un escamotage che sta gonfiando di soldi le casse del Porto. Il bilancio 2012/13 evidenza notevoli plusvalenze legate alle cosiddette Tpo (Third party ownership, ovvero i fondi che fanno da intermediari) e derivanti dalle cessioni al Monaco di Moutinho e James Rodriguez. Due calciatori assistiti, dalla società di Mendes. Negli ultimi 5 anni fiscali, il Porto ha nel frattempo realizzato, grazie ai Tpo plusvalenze per oltre 200 milioni di euro.

Alla fine della stagione 2011/12, le cose per l’Atletico Madrid sono decisamente migliorate rispetto alla stagione precedente. La squadra vince l’Europa League: in finale due dei tre gol li segna Falcao. L’utile netto del club si assesta a 655mila euro, mentre i ricavi della parte sportiva, ammontano a 23 milioni di euro. Resta però il debito nei confronti della Fiscalidad: 206 milioni di euro. La Uefa, che nel frattempo ha inaugurato il primo ciclo del Fair Play Finanziario, a settembre 2012, blocca i premi derivanti dalla partecipazione alle coppe a 23 squadre, compreso l’Atletico. Una sospensione temporanea, poi risolta. Il club vede così il proprio fatturato salire a 100,9 milioni di euro.

Arriviamo così alla fine della scorsa stagione, anno in cui l’Atletico Madrid prosegue nel proprio ciclo vincendo la Copa del Rey e classificandosi per la Champions League. Il che porta, nelle casse della società, tra i 30 e i 40 milioni di euro. Ed è qui il colpo di genio, perché l’Atletico, può vende Falcao al Monaco, (già in affari con il Porto attraverso Mendes), per 60 milioni di euro, ne gira 15 al giocatore ed al fondo Doyen, come da clausola contrattuale e spartisce con lo stesso fondo, i 45 milioni restanti. Entrambe le parti, hanno fatto un affare: il fondo, è rientrato dall’investimento ed ha ulteriormente consolidato i legami con il ricco patron dei monegaschi, il russo Rybolovyev; l’Atletico, ha visto i propri ricavi sportivi aumentare grazie anche alle prestazioni di Falcao.

Ed il bilancio ne gode. Nel 2012/13, l’utile netto è stato di 2 milioni di euro. Il saldo del trading dei giocatori è positivo per 16 milioni di euro e il club si posiziona al 20° posto della classifica “Football Money League”, tra le squadre con i più alti ricavi, con 120 milioni di euro.

L’Atletico, continua, però, ad avere i suoi debiti. Il Fisco spagnolo deve ancora ricevere 200,2 milioni di euro. E poi ci sono gli emolumenti arretrati, che ammontano a 63 milioni.

La spalmatura dei debiti, prima o poi finirà. L’Atletico potrebbe saldare il conto impiegando parte dei proventi della Champions di quest’anno. O potrebbe aumentare i propri ricavi costruendosi un nuovo stadio, cosa che sta effettivamente accadendo. Oppure, ricorrere ad un’altra operazione in stile Falcao, con la vendita di Diego Costa.

Ma l’Uefa, sembra, voglia una volta e per tutte dichiarare, entro l’anno, illegali le Tpo.

Questo ha costretto il club a spendere poco sul mercato, generando le voci sul “miracolo calcistico dell’Atletico”. 

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