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Il 2015 del centrocampo azzurro: la coppia che non ti aspetti, il doppione e gli uomini simbolo della rinascita… è stato l’anno del salto di qualità?

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Da David Lopez titolare inamovibile nel vituperato 4-2-3-1 di Benitez al fosforo di Jorginho, passando per un Gargano a tratti indispensabile come con Mazzarri e per il cognato Hamsik, per molti rivitalizzato da Sarri.

Al di là dei brillanti risultati ottenuti in fase difensiva nell’attuale stagione e di quelli invece rimasti, positivamente, più o meno inalterati relativamente al numero di reti realizzate e di palle gol costruite a partita, è decisamente a centrocampo che gli azzurri, nell’anno solare che si sta per chiudere, hanno cambiato atteggiamento, tattico e non solo.

Dalla finale di Supercoppa Italiana vinta contro la Juventus, il Napoli di Benitez proseguì per un gran numero di partite dello scorso torneo (Gennaio – Maggio 2015) con due cosiddetti gregari in mezzo al campo, a cercare di smistare ed interrompere il gioco. Ci riferiamo a David Lopez e Gargano che, rispettivamente con 32 e 24 presenze nella passata Serie A, risultarono i più utilizzati del pacchetto di centrocampo – completato da Jorginho e Inler -, da parte del tecnico madrileno.

Finiti entrambi nel mirino della critica e spesso beccati dal pubblico, Lopez per il suo limitato bagaglio tecnico e Gargano per aver ai tempi del suo trasferimento all’Inter affermato di sognare di giocare sin da bambino con i nerazzurri, sono stati (e chi l’avrebbe detto?!) i due frangiflutti preferiti da Benitez, soprattutto in campionato. Subito dopo di loro Inler, il più presente dei colleghi di reparto in Europa League, con ben 11 gare disputate, e Jorginho, sovrastato nelle gerarchie dai compagni, perchè evidentemente più adatti, con la loro superiore forza fisica e temperamentale, a trascinare la squadra in un’annata complessa, forse più del previsto.

Poi l’addio annunciato di Rafa Benitez e quindi l’approdo di Maurizio Sarri. Il Napoli cambia e, tatticamente parlando, la certezza che si ha sin dal ritiro di Dimaro è che, nella seconda metà del 2015, avrebbe giocato non più con 2 ma con un tris di giocatori a sostegno della linea difensiva ed in appoggio agli attaccanti.

Inizio ad handicap col modulo di fiducia di Sarri e avanti tutta col tanto decantato 4-3-3. A partire dalla cinquina al Brugge, centrocampo azzurro – rinnovato pure negli uomini con le partenze dei ‘senatori’ Inler e Gargano – che domina praticamente ovunque, in Italia e in Europa, dando ragione a chi sostiene che è lì che si vincono o perdono le partite. Al netto – aggiungiamo noi – delle prodezze del singolo che, si sa, ne esaltano la mole di gioco prodotta.

Nel ruolo di regista ecco Jorginho che, dato per partente in estate e invece oggi fresco di rinnovo contrattuale, a sorpresa ha relegato ai margini il primo arrivato della nuova ‘era’, Valdifiori. Per qualcuno una sorta di doppione dell’italo-brasiliano, ma sicuramente pupillo di Sarri e corteggiato da De Laurentiis sin dalla primavera. Alla destra dell’ex Verona l’altro neo acquisto del reparto, il connazionale Allan, e a sinistra il capitano Hamsik, tornato ad agire da mezzala come con Reja, dopo gli anni di Mazzarri da rifinitore avanzato e quelli con Benitez trascorsi da trequartista, all’ombra di Higuain che gli girava intorno, e molto spesso ad ‘assistere’ al tourbillon degli esterni.

Le geometrie e il pressing asfissiante di Jorginho che fanno dell’ex Verona l’equilibratore della squadra; l’agilità, la forza nelle gambe, il lavoro sporco di Allan e la qualità nell’appoggio alla manovra, più che le incursioni micidiali di inizio carriera, del rigenerato Hamsik sono il manifesto della grandezza e della bontà del lavoro svolto dall’ex condottiero dell’Empoli in questo finale d’anno. Il pacchetto dei sei centrocampisti, in attesa dell’arrivo del 2016 e quindi della partenza del calciomercato invernale, è completato dallo stesso Valdifiori, il migliore nella scorsa stagione per passaggi riusciti nella trequarti campo avversaria e per numero di occasioni create, dal confermato Lopez e da Chalobah, al momento entrambi adattati nel ruolo di interno, avendo l’uno caratteristiche da centrocampista difensivo centrale e l’altro da play basso.

Ma nei titolari la metamorfosi a metà campo sembra essere avvenuta, in maniera significativa ed oggettivamente migliorativa. Legnoso e muscolare il centrocampo di Benitez. Ordine, fluidità di manovra e tocchi di prima in quello di Sarri. Questi i due volti del 2015 del Napoli nella zona cosiddetta nevralgica del rettangolo verde: dinamismo, cuore e polmoni nella prima metà dell’anno, tecnica e cervello che si aggiungono nei secondi sei mesi. Per avere, oggi, un mix perfetto e speriamo anche vincente nell’anno che verrà.

Lo speciale 2015 continua domani con il focus sull’attacco.

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