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Il calcio italiano ha il peso politico di una banana e di un finocchio

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Da diversi anni le squadre italiane, Nazionale compresa, in campo internazionale sono vittime di clamorosi errori arbitrali. In questi ultimi anni sono stati tanti (anzi troppi) gli errori arbitrali ai danni delle squadre italiane. Come non ricordare l’arbitro Moreno ai mondiali in Corea del 2002 o il messicano Rodriguez in Italia-Uruguay dei mondiali del 2014. Come dimenticare l’arbitro norvegese Ovrebo che non espulse Klose per un fallaccio su Jovetic e pochi minuti dopo convalidò un gol in netto fuorigioco dello stesso Klose che permise al Bayern Monaco di eliminare ingiustamente la Fiorentina dalla Champions 2009-2010? 

Ma errori arbitrali gravi hanno danneggiato le squadre italiane soprattutto nelle ultime due stagioni. Nella scorsa edizione di Europa League la Fiorentina non si vide assegnare due calci di rigore netti in Siviglia-Fiorentina che avrebbero potuto cambiare l’esito della qualificazione. In Napoli-Dnipro il gol in netto fuorigioco degli ucraini fu determinante per negare alla squadra di Benitez la qualificazione alla finale proprio contro il Siviglia.

Nella stagione in corso sono già tre gli episodi che potrebbero cambiare la stagione europea di Roma, Fiorentina e Napoli.

Al giallorosso Florenzi l’arbitro ceco Krolovec, contro il Real Madrid ha negato un rigore netto quando il risultato era ancora sullo 0-1.

In Fiorentina-Tottenham di Europa League, sullo 0-0, l’arbitro tedesco Zwayer ha solo ammonito Alli del Tottenham dopo aver rifilato un calcio nello stomaco al viola Tomovic a gioco fermo; ora se l’arbitro lo ha ammonito vuol dire che lo ha visto e se lo ha visto l’episodio era sicuramente da rosso e non da giallo.

In Villareal-Napoli l’arbitro olandese Nijhuis ha negato al Napoli un rigore (quando il risultato era ancora sullo 0-0) per un netto tocco di braccio del centrocampista spagnolo Soriano; inoltre l’arbitro olandese ha tollerato troppo alcune entrate dure degli spagnoli ed in particolar modo non ha estratto il rosso a Soldado che, già ammonito, avrebbe meritato un secondo giallo e, di conseguenza, avrebbe così saltato il match di ritorno.

La scorsa stagione si è voluto “giustificare” gli errori arbitrali che danneggiarono il Napoli con il conflitto di interessi di Collina, designatore degli arbitri internazionali, nominato dalla federcalcio ucraina consulente e addestratore degli arbitri. Ma quest’anno come si devono interpretare certe decisioni arbitrali?

Probabilmente il calcio italiano ha perso quel peso politico che ha saputo conquistarsi in passato, quando alla presidenza della FIGC c’erano figure di spessore come Artemio Franchi o politicamente capaci come Antonio Matarrese. Non a caso nella stagione 1988-89, proprio sotto la presidenza Matarrese, le squadre italiane riuscirono a portare tre squadre in finale con le vittorie del Napoli in Coppa Uefa e del Milan in Coppa Campioni e la sconfitta della Sampdoria contro il Barcellona in finale di Coppa delle Coppe.

A questo bisogna aggiungere una serie di attentati all’immagine del calcio italiano come:

– stadi sempre più vuoti in strutture sempre meno “europee”;
– la questione Parma della scorsa stagione e i bilanci sempre più in rosso dei club italiani, anche importanti;
– gli scandali di calcioscommesse che oramai si ripetono a intervalli regolari, grazie a pene esemplari mai applicate ma, anzi, spesso ridotte soprattutto quando sono stati condannati tesserati di club “protetti”;
– le “banane” di Tavecchio e i “finocchi” di Mancini;
– le “lesbiche” di Belolli, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, in una fase storica dove in tutto il mondo si discute dei diritti civili e sociali degli omosessuali;
– l’allenatore della Nazionale, che dopo aver scontato una condanna sportiva di 4 mesi (inizialmente erano dieci) per una presunta combine quando allenava il Siena in Serie B, in questi giorni deve affrontare il processo penale perchè accusato di frode sportiva sempre in relazione a quella partita. 

Sicuramente l’immagine del calcio italiano all’estero non è delle più edificanti, grazie anche alla colpevole complicità di opinionisti e media d’informazione che a livello nazionale continuano a mantenere la posizione a prona davanti a certi personaggi e a certi club.

Vittimismo? No assolutamente, è solo una presa di coscienza che la battaglia sportiva tra la Federcalcio Italiana e quella inglese per la conquista della quarta squadra (e relativi introiti economici) nell’edizione della Champions League 2017-2018, sta vivendo il momento decisivo.
Ogni errore (arbitrale? politico?) può costare decine e decine di milioni, oltre al prestigio sportivo.
Il calcio italiano deve pretendere rispetto, prima che sia troppo tardi: ma Tavecchio e chi lo “consiglia” sono in grado di meritarselo?

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