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Il graffio, Corbo: “Gli asini di Roma-Juve”

antonio corbo

Antonio Corbo, giornalista, ha pubblicato su La Repubblica, la sua rubrica Il graffio dove parla della gara tra Roma e Juventus.

Ecco quanto si legge:

“Il giovane collega di una radio mi telefona per chiedermi di intervenire sulle voci che girano di un complotto contro il Napoli, vista la strana partita Roma-Juve e l’incomprensibile sconfitta della Juve.
Non cito il collega, bravo e molto educato, né la radio per motivi di riservatezza. Ho detto di richiamarmi perché rispondo volentieri ai colleghi, nel rispetto del loro lavoro che è anche il mio. Ho però anticipato che avrei polemizzato con chi diffonde queste voci.
I sospetti su Roma-Juve mi richiamano al dovere di dire senza ipocrisia quello che penso.
Ho seguito tutti gli scandali di calcioscommesse e per il Venerdì ho svolto inchieste, seguendo la traccia di Procure, polizia giudiziaria, Interpol. Dal 1980 in poi. Credo di saperne qualcosa.
I sospetti su Roma-Juve non offendono le due squadre, le due società, ma chi li diffonde e rende plausibili.
Una regola deve assisterci quando valutiamo un possibile illecito: “cui prodest?” A chi giova.
Due squadre costrette alla partita dell’anno -una per vincere lo scudetto assicurandosi un punto, l’altra per sorpassare il Napoli e piazzarsi al secondo posto- possono mai falsare il risultato?
E chi aveva interesse?
Le società no. Perché nessun dirigente osa chiedere ad allenatore e giocatori un risultato concordato. Si renderebbe ricattabile a vita.
I giocatori no. Perché giocano la partita più importante dell’anno. E le botte viste in campo sono state evidenti come il calo di forma della Juve e la disperazione della Roma con giocatori stremati fino allo stoicismo.
Girano quindi illazioni che la ragione respinge. Ma girano. E c’è chi sceglie una demenziale serie di sospetti come tema giornalistico.
Concludo.
Qualcosa di anomalo sta contaminando l’informazione.
Non siamo più noi giornalisti a diffondere notizie, dopo averle verificate, oppure opinioni fondate stimolando il dibattito tra chi ci legge o ascolta.
No, siamo noi giornalisti ad inseguire voci chiaramente infondate, sospetti respinti da ogni logica, illazioni inverosimili. E vi costruiamo su un dibattito.
Il web è la modernità. È questa la ragiona che mi induce a rispettare l’informazione che vi risiede.
Ma c’è un limite e lo deve cercare ciascuno di noi: ragionare prima, riflettere e poi ricordare una vecchia immagine di tanto tempo fa. Nessuno creda alla storia del ciuccio che vola…
Bene, lasciamo volare gli asini. Senza diventarlo anche noi, fermi sulla terra. Siamo uomini o asini?”.

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