Calcio&Business

Il Napoli e la suddivisione dei Diritti TV 2015/2018

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L’apertura delle buste relative alle offerte per la vendita dei Diritti TV sul mercato internazionale, assegnate alla MP&Silva, che ha offerto 557 mln di euro per il triennio, ci permette di simulare quale sarà l’impatto per le singole squadre a partire dalla stagione 2015/16.

 

 Prima di iniziare ricordiamo che:

  1. la Lega di Serie A non comunica ufficialmente i valori assegnati alle singole squadre su base annuale. E’ quindi evidente che rimane una simulazione senza riscontri formali.
  2. la cosiddetta “Legge Melandri”, cioè quella che disciplina i criteri di ripartizione dei diritti televisivi secondo 6 distinte voci percentuali, non indica le fonti che devono essere usate per definire i valori. Le stesse sono decise dalla Lega Calcio e … non comunicate. Questo vuol dire che dei vari criteri ce ne sono quattro  identificabili senza errori (parti uguali, risultati stagione, risultati quinquennio, risultati storici), mentre altri 2 (popolazione dei comuni e peso dei sostenitori) sono calcolati sulla base delle informazioni che si trovano in rete. Purtroppo questi due valgono il 30% del totale della distribuzione (circa 300 mnl di euro) e quindi possono portare ad uno scarto  anche di 3-4 mln per squadre.

I valori in gioco: dalle Risorse Economiche alle Risorse Economiche Nette

La somma di tutti i proventi della vendita viene definita “Risorse Economiche” (RE) ed è la base di partenza dei calcoli. Il valore che viene invece distribuito alle squadre viene definito “Risorse Economiche Nette” (REN) e si ottiene sottraendo dalle RE:

  • una quota pari al 10% del totale, destinata alla Lega Nazionale Dilettanti;
  • una quota parti al 5% del totale, destinata all’Autorità Garante per le Comunicazioni;
  • una quota pari ad un massimo di 45 mnl annui, destinata al cosiddetto “paracadute”, ovverosia quale contributo per le squadre che retrocedono in Serie B

Questo il passaggio ipotizzato, sia per il 2014/15 (stagione in corso), sia per il triennio successivo:

Come si può vedere, i circa 855 mln netti distribuiti fra le squadre partecipanti all’attuale campionato di Serie A sono destinati a crescere nel prossimo triennio, fino ad arrivare a circa 1.003 mln di euro. Parliamo di un incremento medio annuo di circa 151 mln di euro, pari al 18%.

 

I sei criteri per la ripartizione delle REN

Le REN sono suddivise fra le squadre partecipanti secondo sei differenti criteri, con pesi ponderati fra loro diversi:

  • Una prima quota, pari al 40% del totale, è assegnata in parti uguali a tutte le squadre.
  • Una seconda quota, pari al 30% del totale, viene assegnata sulla base del numero di sostenitori (25%) e della popolazione residente nel comune dove giocano le squadre (5%).
  • Una terza quota, infine, pari ad un altro 30% del totale, viene divisa sulla base dei risultati sportivi: la classifica dell’ultima stagione vale i 5%, il quinquennio precedente il 15% e i risultati storici dal 1946 ad oggi un 10%.

L’impatto delle singole voci per ogni squadra

 

Si è creata una tabella per calcolare la quota parte delle REN che ogni squadra intercetta, suddividendola per i sei criteri previsti dalla vigente normativa.

 

 

La Juventus è l’unica squadra ad ottenere più del 10% del totale (11,6%) per la precisione. Le prime tre squadre (oltre ai bianconeri il Milan e l’Inter) complessivamente intercettano quasi il 30% dei diritti televisivi disponibili. Un gradino più sotto troviamo l’altro terzetto (Roma, Napoli, Lazio) che oscilla fra un il 6% ed il 7%. Insieme queste tre squadre prendono un altra porzione importante, pari al 20,4% del totale. Il 50% dei diritti televisivi, quindi, è appannaggio delle prime 6 squadre. Proseguendo con l’analisi, infatti, possiamo notare un “gruppone” che ha la Fiorentina come leader (al 4,9%) e che vede ben 11 squadre dividersi una torta pari al 42,5% delle risorse disponibili. In coda di solito c’è il gruppetto delle neopromosse, che ricevono un “chip” (milionario) per la partecipazione; quest’anno in realtà il Palermo non c’è, per la recente storia ma soprattutto perché il Sassuolo ha un punteggio molto basso nelle classifiche storiche e dell’ultimo quinquennio.

 Dove vanno i 150 milioni annui in più

Dopo aver parlato di percentuali è venuto il momento di capire la loro traduzione in denaro contante. Abbiamo visto che l’aumento dei diritti porterà una media di 151 milioni annui in più rispetto alla stagione in corso, anche se in realtà si tratta di una progressione: si passa a 981 mnl del 2015/15, ai 1006 mln del 2016/17 per finire con i 1.033 mln del 2017/18.

Un incremento graduale ma importante, capace di riversare nelle casse delle società nel 2017/18 ben 178 mln in più rispetto alla stagione in corso. Tutte le squadre ne avranno un beneficio, ma è chiaro che la proporzionalità dei criteri di distribuzione porterà incrementi maggiori alle grandi. Anche le medio-piccole, comunque, saranno in parte beneficiate (dai 4 ai 9 mln di crescita) ma è chiaro che non si tratta di importi che possono cambiarne l’approccio sul mercato o al campionato.

Leggermente diversa la situazione delle prime sei: La Juventus avrà a regime 20 mln in più da spendere, Milan e Inter 16,5, Roma e Napoli 13 e la Lazio quasi 11. In questi casi, e specialmente per quanto riguarda il trio al comando, parliamo di cifre che possono agevolare il percorso verso l’autosufficienza economica ovvero, per quelli che dovessero averlo raggiunto, mettere a disposizione risorse fresche da investire su impianti o sul calciomercato.

 

Fonte: TifosoBilanciato

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