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Il paradosso di un campionato cominciato al contrario

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Non sarà facile gestire il dopo-Mazzarri, ci vorrà del tempo, sono arrivati tanti calciatori nuovi che avranno bisogno di ambientarsi.

Tra l’altro molti di essi non hanno mai giocato nel campionato italiano. In questi termini si esprimevano tutti, addetti ai lavori e non, allorchè Aurelio De Laurentiis annunciava il roboante nome del neo-tecnico del Napoli Rafael Benitez. La critica è sempre prontissima ad evidenziare carenze e mancanze dinanzi a risultati deludenti allorquando ci si aspetta determinati successi, è molto meno incline a riconoscere ed evidenziare percorsi che vanno nettamente al di la di ogni più rosea aspettativa. E’ un pò quello che è accaduto al nuovo Napoli di Benitez. Il compiacimento di un Napoli che ha esordito sia in campionato che in Champions League a colpi di fuochi pirotecnici, ha fatto si ci si dimenticasse immediatamente di tutti quegli aspetti che avevano distribuito a tutti i tifosi una cospicua quantità preventiva di pazienza. Il Napoli andava “inspiegabilmente” forte, ed andava bene così. Poco importava come fosse accaduto che gli spagnoli senza conoscere la lingua si capissero con tutti i compagni a colpi di dribbling, poco importava come facessero a spostarsi sullo scacchiere tattico di Benitez come se si conoscessero da tempo, poco importava come facesse la squadra a correre così tanto considerato che proprio la preparazione atletica anomala (almeno rispetto alle abitudini italiane) aveva precocemente generato la sue massiccia dose di perplessità. Tutti zitti, il Napoli và. La sfortuna di Benitez è stata questa. Il Napoli è calato, visibilmente calato, nella convinzione, nella qualità del gioco, nell’attenzione, forse anche nelle ambizioni. Ma forse è proprio adesso che il Napoli va aiutato. Non vogliamo esagerare nè tantomeno essere utopici, per cui non scomodiamo il regolamento da rispettare quando si assiste ad uno spettacolo a teatro, regolamento che vieta, sia per motivi di acustica che di stile, di fischiare. Lo stadio è un’altra cosa. Ma siamo dell’idea i fischi di disappunto, seppur nascondano in se un profondo amore, vadano evitati durante il corso della gara. Comprendiamo l’umore del tifoso deluso, amareggiato, in fondo è questa visceralità la vera forza del popolo azzurro, ma noi crediamo una squadra come il Napoli che ha appena un punto in meno alo scorso anno non meriti bordate di fischi dopo appena mezz’ora di gioco, seppur pessima. Apriamo la bocca dunque per incitare e non per fischiare, in fondo il campionato non è fatto solo di una salita e una discesa ma da una parabola di curve. Nella speranza, quella finale, sia una festante salita.

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