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Il Potere dei Soldi

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Il Calcio italiano, in questi giorni, è oggetto di un’altra inchiesta, di carattere amministrativo fiscale, con risvolti che potrebbero essere anche penali e che coinvolge le principali società di Serie A, nonché dirigenti, calciatori e procuratori.

E’ gennaio, inoltre, il mese del mercato di riparazione, che vedrà, come ogni anno, muovere centinaia di calciatori e migliaia di euro. Volendo essere precisi, si dovrebbe sottolineare come, di soldi, non ce ne sono. Quello che avviene, di regola, è un mostruoso passaggio di crediti e debiti che alla fine, porta, di solito, ad una differenza, in materia di soldi, pari allo Zero. 

Quando, in sede di trattativa, si dice che un attaccante è costato un tot, o che quella squadra ha pagato x quella giovane promessa, non si sta parlando di soldi ma “solo” di debiti e di crediti, di attestati immateriali, simbolici, che poi finiscono per trovare una compensazione nell’apposita “Camera” creata dalla Lega Calcio, nel caso di giocatori italiani; o dalla Fifa nel caso degli acquisti internazionali.

La cosa curiosa e del tutto lecita, è che quella compensazione può avvenire in qualunque momento, anche a distanza di anni dal giorno del trasferimento. Per fare un esempio del tutto teorico e fantasioso: se il Napoli compra un giocatore dal Bologna per la cifra complessiva di un milione di euro, attraverso la formula del prestito biennale con obbligo di riscatto, di quella cifra solo una prima, piccolissima parte viene realmente pagata, “prestito oneroso”, il resto finisce, sotto la voce “debito”, nella camera di compensazione della Lega, generalmente coperta da una fidejussione; lì, in quella camera, prima o poi incontrerà il suo “credito” equivalente.

Magie del calciomercato. «Detta così sembra una cosa poco limpida — spiega a Repubblica un operatore di mercato che preferisce non apparire nome e cognome — e forse in parte lo è. Ma se ci pensate bene, al netto di questioni di look e, in alcuni casi, di stile, è esattamente lo stesso meccanismo che regola la Borsa. E proprio come la Borsa, ad arricchirsi, sono quelli dell’indotto. Vale a dire i broker».

Nel nostro caso, e nel calciomercato, sono i procuratori, i quali vengono pagati, sempre, con assegni circolari e bonifici, nel migliore dei casi. L’inchiesta della procura di Napoli, in questo, mette il dito in una piaga ben nota

Le società pagano la parcella dei procuratori come se questi avessero svolto un lavoro in favore del club, mentre invece hanno lavorato per il calciatore che rappresentano. In quasi tutti gli accertamenti effettuati dalla Finanza negli ultimi anni, i militari hanno sempre osservato quello che chiamano, «il fenomeno del 5 per cento». 

Cioè, gli importi pagati ai procuratori, dai club, coincidevano sempre e con esattezza al 5 per cento lordo dello stipendio annuo del calciatore. Quindi, un trucchetto. Ma di giochetti, il rapporto triangolare tra procuratori, società e calciatori, è pieno.

Più volte, in Italia, il fisco e le procure hanno provato a mettere mano a questo nodo. Spesso fallendo. All’estero sono intervenuti, alle volte, come in Spagna, a livello legislativo.

Oggi, poi, a tutto questo, si è aggiunto il fenomeno del Tpo, third party ownership. I calciatori non appartengono più ai club, ma a terze parti. Spesso fondi di investimento. Cosa legale, in teoria. «In pratica, però, capita spesso che questi fondi abbiano sede a Malta o ai Caraibi e triangolino abitualmente con i club di Serie A, ma anche della Liga o della Premier. Lavorando sulle plusvalenze dei crediti e dei debiti del calciomercato, questi fondi alla fine riescono a mettere insieme liquidità spaventose».

Il Calcio, settore in crescita, sembrerebbe essere di pochi eletti, e non sono né i calciatori né le società, ma i pochi signori del 5%. 

 

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