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Il saluto fascista all’interno di uno stadio non è reato. Il giudice pubblica le motivazioni della sentenza

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Lo scorso mese di marzo, tre tifosi veronesi sono stati assolti dall’accusa di aver compiuto manifestazioni esteriori usuali del disciolto partito fascista nell’eseguire il gesto del saluto romano durante Livorno–Hellas Verona del 3 dicembre 2011, valida per il campionato di Serie B.

Il pm Alessandro Crini per i quattro aveva chiesto una pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione, ai sensi del dl 26 aprile 1993, n. 122, altrimenti noto come Legge Mancino. Ma il giudice Antonio Perrone non è stato d’accordo.

Queste le sue motivazioni:

“Nel caso in specie il saluto romano si è collocato all’interno di una manifestazione di carattere sportivo [e tale contesto fa] dubitare fortemente che il gesto sia stato idoneo a pubblicizzare idee violente e discriminatorie, che sia stato finalizzato alla ricerca di consensi in questo senso, che abbia avuto concrete possibilità di raccogliere adesioni”. Per il giudice quindi si tratta di una semplice “provocazione rivolta verso gli avversari” durante una manifestazione sportiva che e “non è normalmente il luogo deputato a fare opera di proselitismo”.

In attesa di un probabile ricorso nei confronti della sentenza della Procura della Repubblica di Livorno, sicuramente una sentenza che fa discutere e divampa polemiche.

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