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Insigne, la moglie: “E’ stata una settimana dura, cercavo di consolare Lorenzo in tutti i modi. Poi la telefonata inaspettata”

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Il sogno di ogni bambino, il sogno di ogni calciatore: giocare il Mondiale. Lorenzo Insigne ci ha sperato fino alla fine, però le speranze si affievolivano col passare dei giorni. Ma quando hai l’appoggio della tua famiglia, l’amore della tua dolce metà stringi i denti e non perdi le speranze.
Genny, la moglie di Insigne, racconta al Corriere del Mezzogiorno come è stata l’attesa della lista ufficiale dei convocati per il Brasile, diramata dal c.t. Cesare Prandelli.

Ecco le sue parole.
Ci racconta la sua domenica bestiale? 
“Per l’intera settimana mi ero trasferita con nostro figlio Carmine a casa dei miei genitori. Lorenzo era in ritiro, non volevo stare da sola. Domenica mattina, però, avevo preso le nostre cose, le avevo anche caricate in macchina. Andavamo via, Lorenzo sarebbe tornato da Coverciano e volevo fargli trovare una atmosfera serena. Sarebbe tornato col morale sotto i tacchi. La sua famiglia, noi, lo avremmo aiutato a ritrovare il sorriso. Alle cinque del pomeriggio un sms inaspettato: devo dirti una cosa. Poteva essere qualsiasi cosa, eppure in quel momento ebbi una sensazione positiva. Vuoi vedere che..? Comunicazioni interrotte per un’ora. Lorenzo mi aveva inviato quel messaggio dallo spogliatoio prima di andare in campo per l’allenamento. Un’ora in cui immaginai tutto e il contrario di tutto. Un’ora di attesa interminabile. Poi, il telefono e la gioia che mai più avrei pensato di provare. 
“Vado al mondiale, al posto di Giuseppe Rossi”. Avevo retto per una settimana, consolandolo tante volte. Non parlavo più, piangevo e continuavo a mandargli baci. Lo meritava e ci teneva tanto. Per le successive due ore non ho mai smesso di piangere. Una liberazione”. 

Dopo una settimana difficile. 
“Sì, telefonate anche lunghe in cui a volte facevo fatica a trovare le parole giuste. All’inizio era fiducioso, poi le speranze sono diminuite, intuiva che sarebbe tornato a casa. La notte tra giovedì e venerdì l’abbiamo trascorsa quasi tutta al telefono. Lorenzo era un po’ demoralizzato ma sempre convinto dei propri mezzi. Provava a reagire, lui ha carattere. Gli dicevo: ci riproverai tra due anni. E lui: sì, certo. Gli parlavo di nostro figlio, di qualsiasi cosa che non riguardasse il calcio. Lui diceva solo: sì. Vivevo giornate di ansia, quando mi chiamava cercavo di essere serena”. 

Come tranquillizza Lorenzo quando una partita è andata male con qualche fischio di troppo allo stadio.
“Aspetto che passi. In genere a casa evitiamo di parlare di calcio. Ma quando la partita è andata male, Lorenzo ha bisogno di un’oretta di silenzio. Poi c’è la nostra famiglia, nostro figlio e la normalità”. 

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