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L’agonia del calcio italiano spaventa gli arabi

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C’era una volta il campionato italiano, il più bello di tutti, il campionato più ambito e spettacolare. Appunto, c’era. Ora è diventato il più mediocre, 

il meno seguito e lo si nota dagli stadi sempre più vuoti ma ciò è dato anche dall’eccessiva dipendenza dalle televisioni. C’è stata un’epoca in cui la Serie A ha espresso il suo miglior calcio: 1983-1993, il decennio in cui si è potuto assistere alla Roma dello scudetto, il Napoli di Maradona, il Milan di Sacchi e degli olandesi, l’Inter dei record. 

IL DECLINO. Tutto ha inizio nel 1993, quando nascono le pay tv. Da allora iniziano le gerarchie e lo scudetto è una questione solo tra JuventusMilan e Inter. Roma e Lazio hanno provato ad intrufolarsi vincendo lo scudetto, ma hanno dovuto poi fare i conti con i bilanci. 

LE CONSEGUENZE. Tutto ciò ha portato ad un abbassamento della qualità del campionato; in Europa l’Italia è quarta per fatturato, ranking Uefa e interesse. E dunque il calcio italiano è il più brutto perché il più povero. I campioni che arrivano dall’estero sono solo occasioni colte al volo. La voglia di risparmiare si vede: la presenza degli stranieri è maggiore sia in campo che in organico. Si investe poco anche nei vivai, non a caso secondo la Fifa, fra i 31 principali campionato del mondo, l’Italia è ultima. La scelta dei giovani avviene più per le doti fisiche che per il bagaglio tecnico. Lo stesso Gianni Rivera, capo del settore giovanile, dichiara: “Bisogna ripartire dai fondamentali, non si può sperare sempre che il più prestante sia anche il più bravo”.

La Serie A ormai vive di diritti tv e non produce più uno spettacolo da rivendere sul mercato, questo perché le tv riempiono le casse dei club e le società utilizzano tali fondi per autofinanziarsi. Basandoci sui ricavi percepiti dai diritti televisivi, l’Italia è prima con il 57%, l’Inghilterra ricava il 51%, la Spagna il 38% e la Germania il 29%.

RISULTATO. Uno spettacolo imbarazzante. Le società non sperimentano, non rischiano. Il credito dei diritti tv viene “scontato” ad inizio stagione dalle banche, che oramai anticipano i soldi ai club per ogni minima cosa. Ed ecco che i bilanci chiusi in positivo, al 2012-2013, sono solo 6 su 20.

STADI VUOTI. Il nostro calcio vede sempre più spalti vuoti e l’indice di riempimento fa paura. Anche qui l’Italia viene battuta dai campionati stranieri: in Inghilterra quasi pieni90% in Germania67,2% in Spagna, solo 51,9% in Italia

LA TRISTE REALTA’. La Serie A è ormai ostaggio dei diritti tv e senza di esse dichiarerebbe sicuramente il fallimento. Oggi il calcio italiano è diventato uno spettacolo virtuale, perdendo i contatti con la socialità e i “paperoni stranieri” non vengono nemmeno attirati dal nostro calcio perché il campionato ormai è diventato un torneo vecchio, segnato dal razzismo e dalla violenza. Basta pensare che in Premier 12 club su 20 hanno proprietà estere. Palazzi ha dichiarato: “Da noi incide anche l’economia che è poco trasparente e competitiva, il regime fiscale e burocratico spaventa gli investitori. La Serie A ha perso appeal e i campioni stranieri non sognano più l’Italia, le tv estere vogliono gli altri campionati”.

Fonte: La Repubblica

 

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