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La fine del mondo

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La vera sconfitta inizia quando le cose più sbagliate ti diventano normali, quando la vergogna cede il passo alla strafottenza, quando non fai niente di male ma neppure ti ribelli al male mentre intorno a te c’è la FINE DEL MONDO.

Ieri allo Stadio Olimpico hanno perso tutti, quelli sciagurati che hanno pensato, realizzato ed esposto gli striscioni, i loro compari che hanno accompagnato l’esposizione con cori disgustosi, quegli inetti che li hanno fatti entrare in uno stadio dove gli Stewards hanno sequestrato la mia bottiglietta d’acqua ma, sopratutto, le cosiddette persone perbene(?) che lungi dall’indignarsi hanno continuato a guardare la partita con un’alzata di spalle. Ma al peggio, ahimè, non c’è mai fine ed oggi, il giorno dopo la FINE DEL MONDO, i sopravvissuti hanno addirittura perseverato, balbettando scuse e giustificazioni facendo a scaricabarile, sport italiota per antonomasia, e mettendo tutto nel calderone perché tanto si sa quando la colpa è di tutti non è mai di nessuno. Qualcuno dovrebbe spiegarci, però, come fa ad indignarsi il Presidente Tavecchio quando il suo primo atto è stato la derubricazione dei cori vergognosi che in ogni stadio d’Italia vengono vomitati contro i napoletani e le trentasei ore impiegate dalla AS Roma per partorire il topolino- comunicato, trionfo della retorica e vuoto nella sostanza.
Una volta questo era il Paese delle MAMME oggi anche loro sono carne da macello, una volte questo era il Paese del rispetto per i MORTI ora sono solo danni collaterali, una volta questo era il Paese della solidarietà ora la frustrazione ed il nichilismo hanno esasperato a tal punto i processi di identificazione che pur di prevalere si è disposti a tutto, anche a sputare in faccia alla morte. Questa è LA FINE DEL MONDO.

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