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La fine di un’era: Kobe Bryant si ritira

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“The Black Mamba” conclude la sua straordinaria carriera tra gli applausi di tutto il mondo del basket. Kobe Bryant lascia la pallacanestro. Una notizia preannunciata da mesi, ma che colpisce milioni di appassionati della palla a spicchi che hanno ammirato – e odiato – le gesta del campione gialloviola negli ultimi vent’anni.

Gli inizi – Correva infatti l’anno 1996, quando Kobe fu scelto al primo giro come tredicesima scelta dagli Charlotte Hornets. La franchigia militante in Eastern Conference lo girò subito dopo il draft ai Lakers in cambio di Vlade Divac, un centro molto forte di cui i Lakers non avevano più bisogno visto l’acquisto di Shaquille O’Neal. Bryant, cresciuto in Italia, sperava di essere scelto dai losangelini e fu molto felice di dare inizio a quella che sarebbe poi diventata una dinastia. Arrivarono subito soddisfazioni e traguardi, prima personali e poi di squadra: lo Slam Dunk Contest vinto nell’anno da rookie, il record come più giovane partecipante all’All-Star Game da titolare nel suo anno da sophomore.

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Kobe Bryant allo Slam Dunk Contest 1997: la prima vittoria in NBA.

I primi successi – Il millennio per Bryant iniziò con un triennio d’oro (2000, 2001 e 2002) con il three-peat da protagonista sotto la guida di Phil Jackson, già sei volte campione con i Bulls. Dopo quel periodo glorioso sorsero problemi con O’Neal, coach Jackson e altri membri importanti della squadra tra cui Fisher e Fox.

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Kobe e Shaq festeggiano il titolo NBA del 2000. Il primo del three-peat.

Kobe punto fermo – Tutti i protagonisti dei successi passati lasciarono i Lakers tranne lui, che dopo due anni di transizione in cui continuò a dare spettacolo singolarmente – totalizzando lo storico record di 81 punti in una singola partita il 22 gennaio 2006 contro i Toronto Raptors – trovò nuovamente una squadra competitiva intorno a lui nel 2007/2008, quando fu MVP della Lega ma perse le Finals contro i rivali di sempre, i Boston Celtics. Nell’estate del 2008 conquistò l’Oro Olimpico con gli USA. Nella stagione successiva arrivò il quarto titolo conquistato contro i Magic e il premio di MVP delle Finals per lui con diversi record assoluti. Nella stagione 2009/2010, vissuta da grande protagonista e con grosse responsabilità anche a causa degli infortuni che colpirono Pau Gasol, il Black Mamba portò i Lakers alle Finals contro i Celtics. Serie che sul 3-2 per i biancoverdi era sul punto di chiudersi ma che i californiani riuscirono a prolungare fino a Gara-7 in casa dove trionfarono. Quinto titolo in carriera per Kobe Bryant e secondo premio da MVP delle Finals. Quelle sarebbero state le sue ultime Finals.

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Bryant festeggia dopo Gara-7 delle Finals contro i Celtics del 2010.

Il declino gialloviola e l’infortunio – Successivamente arrivarono due sconfitte consecutive in semifinale di Conference – contro i Mavericks nel 2011 e contro i Thunder nel 2012 – e, nonostante grandi record personali e trionfi come l’Oro alle Olimpiadi di Londra con gli USA (il secondo consecutivo), iniziò il declino dei Lakers. Un peggioramento accentuato dal suo infortunio al tendine d’Achille occorso il 12 aprile 2013. Un incidente che fece temere per la sua carriera. Timori fortunatamente infondati: Bryant tornò in campo nella stagione 2014/2015 in una squadra senza grandi ambizioni. Il resto è storia recente. I Lakers sono ancora in una posizione difficile, trascinati dal loro grande campione nella sua ultima stagione sul parquet.

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Kobe bacia il suo secondo Oro Olimpico conquistato nel 2012 a Londra, dopo quello di Pechino nel 2008.

Il ritiro – Dal 29 novembre 2015, giorno in cui Bryant ha annunciato il proprio ritiro dall’attività agonistica con una commovente lettera dedicata al basket, ogni partita è diventata un evento. Quello di Kobe è diventato un tour attraverso i più grandi palazzetti d’America, a ricevere un’ovazione ogni sera da un pubblico diverso, da tifosi che si sono trovati ad ammirare le sue giocate per l’ultima volta. Si sono sprecati gli omaggi da parte di ogni tifoseria, persino da quelle che l’hanno reso il cestista più odiato d’America, oltre ad essere quello più amato. Una lettera di un tifoso dei Celtics che esprimeva a Bryant tutto il suo rispetto oltre l’odio sportivo è emblematica in questo senso. Stanotte, 13 aprile 2016, Kobe Bryant ha giocato l’ultima partita – con 60 punti a referto decisivi per la vittoria dei Lakers sugli Utah Jazz – davanti ai propri tifosi in uno Staples Center gremito di appassionati di questo sport e tifosi gialloviola che hanno salutato il giocatore che li ha fatti sognare per vent’anni. Tra gli amanti del basket questo è stato un sogno condiviso da molti, pur essendo stato un incubo per gli altri. 5 … 4 … 3 … 2 … 1

grazie, Kobe!

lal

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