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La pasta del Capitano

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Il nostro non è un tentativo di pubblicizzare una già abbastanza nota marca di dentifricio ma semplicemente un invito, un incitamento, un’esortazione.

Ai traguardi, nella vita, ci si arriva necessariamente dopo aver sacrificato se stessi. Così ha sempre fatto lui fin da quando, nella stagione 1998/99 esordì con la maglia del Napoli in serie A ad appena 17 anni.

Le esperienze di Parma e Verona

Nella stagione successiva si trasferì a Parma raggiungendo il fratello Fabio divenuto ormai leader indiscusso di quel Parma che non smetteva di sorprendere. Dopo il primo anno vissuto nella tranquilla cittadina romagnola all’ombra del “famoso” fratello, venne mandato in prestito all’Hellas Verona dove non solo trovò la maglia da titolare ma anche il suo primo gol in serie A segnato a Milano contro i rossoneri. A fine stagione torna a Parma dove trova una nebbia così fitta da non vedere più il campo per due anni. Colui che la genera ha un nome e un cognome: Cesare Prandelli. Nel 2004/2005 a Parma torna a splendere il sole e’ Pietro Carmignani, subentrato all’attuale tecnico della Nazionale Italiana di calcio, a consegnare nuovamente a Paolo Canavaro una maglia da titolare. A fine stagione, il richiamo. Nessun rimprovero, nessuna ramanzina, ci riferiamo al richiamo del cuore. Quello che ti fa rinunciare alla categoria, alla visibilità. Si abbandona la serie A, si torna in B. A chiamare è il Napoli. Nel 2006 si lega alla società in cui era nato per cinque anni con l’intento di tornare laddove era giunto dopo infiniti sacrifici, dopo altalenanti e sofferte stagioni. La serie A lo aspetta e lo ritroverà.

Un ritorno ricco di successi

Cannavaro corona il suo sogno di tornare a giocare con la maglia del suo cuore ma fatica a conquistare quello dei suoi tifosi. Seppur il Napoli collezioni sul campo un successo dietro l’altro, le prestazioni di Paolo sono poco convincenti, spesso condite dalla “solita” leggerezza che non trasferisce ai tifosi la convinzione di avere tra le fila del reparto difensivo un calciatore sempre affidabile. Lo svariore di turno sembra essere sempre dietro l’angolo. Ma la tempra di Paolo Cannavaro dimostra nel tempo di essere di una certa consistenza e gara dopo gara si impone all’attenzione di tutti trasformandosi in un calciatore così affidabile tanto da diventare, soprattutto sotto la guida dell’allenatore Mazzarri, un titolare inamovibile. Fiducia nei propri mezzi, fiducia riposta da parte dell’allenatore, adrenalina, orgoglio della fascia di capitano. Tutti ingredienti, questi, che ne quintuplicano il rendimento e gli consentono di scrollarsi di dosso l’etichetta di essere il calciatore più contestato del Napoli.

Un cambio in panchina poco proficuo

Stagione 2013/14, va via Mazzarri, ecco Rafa Benitez. Una fase di ambigua incomprensione caratterizza il Rafa-pensiero dopo aver rivolto lo sguardo alla difesa azzurra. Un dato risulta certo: con l’arrivo di Albiol uno dei due centrali è messo in discussione. Chi? Inizialmente questo dato non sembra chiaro. Il trascorrere dei giorni lascia trapelare segnali ancora più drastici: il Napoli cerca un altro difensore, il che vuol dire che quelli messi in discussione sono due. Con la lentezza con cui un ragno tesse la sua ragnatela, Paolo Cannavaro giorno dopo giorno (durante la fase di mercato) e domenica dopo domenica (dopo l’inizio del campionato), costruisce la certezza di non essere più importante per questo Napoli. Il morale crolla per primo, successivamente i nervi. Tra il primo e i secondi sporadiche presenze e prestazioni insufficienti che fanno nuovamente comparire polemiche ed accuse e sparire i suoi profili Twitter ed Instagram.  

L’auspicio

Nell’arco di pochi mesi gli è stato tolto tutto, leadership, titolarità, fiducia, stima, convinzione dei propri mezzi, tranquillità, gli è rimasta soltanto la fascia. Riparti da quella, Capitano. Torna a dimostrare la….pasta del Capitano.

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