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Lo Stadio San Paolo – Un Buco da 15 milioni annui

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Dalla relazione del Coni Servizi, firmata da Michele Uva, è emerso che: “Lo stadio San Paolo non può essere ad oggi considerato uno stadio moderno che permette lo sfruttamento delle potenzialità proprie della Ssc Napoli”. 

Tale dichiarazione è stata fatta alla fine di luglio, in relazione alla relazione conclusiva che lo stesso Uva ha consegnato al Comune di Napoli per certificare il valore d’uso dell’impianto ai fini del rinnovo della convenzione.
Dalle stime effettuate è emerso come il Napoli perda circa 13 milioni di euro ogni anno, per le condizioni del San Paolo. Dallo stadio di Fuorigrotta, infatti, il club partenopeo incassa, a stagione, in media, 18,8 milioni, mentre, se adeguatamente sfruttato, potrebbe generare ricavi per oltre 30 milioni.
Il fitto dell’impianto, versato ogni anno al Comune di Napoli, è di circa un milione di euro, mentre non dovrebbe pagarne, in base agli studi del Coni, più di 518 mila (in realtà 868 mila euro, ai quali andrebbero sottratti i 350 mila euro per la manutenzione verde del campo che finora sono stati a carico della società e che, invece, dovrebbero essere sostenuti dal Comune).

A pesare sul valore d’uso del San Paolo incidono: lo scarso livello di manutenzione, la bassa qualità e quantità dei servizi igienici, dei punti di ristorazione, delle aree per il merchandising e l’assenza quasi di salotti, zone vip e parcheggi, nonché il costo elevato degli steward. L’anno scorso il Napoli ha ricavato dalla vendita dei biglietti 15,1 milioni. L’analisi, ha però dimostrato come, solo per biglietti ed abbonamenti, si perdono 5,5 milioni causa inagibilità del terzo anello, della bassa qualità/quantità di servizi igienici e dei punti ristorazione e per la difficoltà del controllare il pubblico nella fase di ingresso.

Nello stadio, è poi del tutto assente, il settore “corporate hospitality”, cioè i pacchetti riservati alle imprese che, negli stadi più evoluti, generano, anche, il 40-50% dei ricavi. Al San Paolo quest’area dovrebbe coprire almeno 750 posti, producendo ricavi peri 4 milioni di euro.
Neppure gli skybox, le salette a 4-10 posti, esistono. Se fossero creati 200 posti “vip”, a 380 euro ciascuno, come venduti nella media degli altri stadi, varrebbero 2,1 milioni.

Per quanto riguarda i punti ristoro, ne sono previsti 21, ma non tutti sono raggiungibili e, quelli funzionanti «non sono in linea con aspettative e standard»: questo porta mancati ricavi per circa 980 mila euro a stagione. Per la vendita dei gadget e il merchandising, all’interno dello stadio, c’è un solo negozio, aperto solo in concomitanza delle partite interne, con mancati incassi per 350 mila euro.

Il parcheggio del San Paolo è chiuso, i 100 posti auto disponibili sono riservati al Comune, con una perdita stimata di 40 mila euro. Dalla pubblicità sul presunto tabellone luminoso, dalle affissioni all’esterno dello stadio, da eventuali concerti e visite guidate, inesistenti o quasi, visto che la convenzione assegna il terreno di gioco in uso esclusivo alla Ssc Napoli anche nei giorni in cui non ci sono le partite, ed il Comune quindi non può organizzarvi eventi, potrebbero essere generati ricavi per 150mila euro.

Tutte per un totale di 14,5 milioni. Risorse, che nella gestione decennale dell’era De Laurentis, avrebbero portato nelle casse del club quasi 150 milioni di euro in più.

Questa analisi evidenzia, ancora una volta, la necessità, nonché l’obbligo, da parte della SSC Napoli e del Comune di Napoli di una scelta definitiva sulla ristrutturazione dell’impianto, il cui progetto deve essere depositato in Comune entro marzo 2015, o dell’opportunità della nascita di un nuovo impianto, sfruttando le ormai note possibilità di finanziamento, anche da parte di sponsor, (Naming Rights) per finalmente poter contare su quei ricavi che renderebbero il Napoli competitivo, sempre nel rispetto del Fair Play.

Fonte: IlSole24Ore.

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