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Luigi, tifoso presente a Roma per la finale di Tim Cup: “Vi racconto la nostra esperienza. Lasciati senza alcuna protezione dalle Forze dell’ordine”

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Mentre negli stadi s’è vissuta un’altra domenica complicata (i gesti di razzismo e gli striscioni a favore di Daniele De Santis ne danno testimonianza), quanto accaduto durante la finale di Tim Cup dell’Olimpico sembra già entrare nel dimenticatoio mediatico. Nonostante questo, la redazione di 100x100Napoli, continua a raccogliere le testimonianze dei tifosi presenti a Roma sabato 5 maggio.

Luigi Canzano è uno dei tanti tifosi recatisi all’Olimpico per accompagnare e sostenere il suo Napoli. Con lui anche il figlio Antonio di 11 anni e il nipote Alessandro G. di 16. Luigi ha voluto rendere pubblica la sua esperienza vissuta in occasione della trasferta nella Capitale. Dal suo racconto, risulta palese l’inefficienza del servizio predisposto dalla Questura durante un evento che ha coinvolto un numero così ampio di persone.

Allora Luigi, cosa è successo?
«Siamo partiti da Napoli con un pullman da 50 posti. Gli amici soliti di tante trasferte, compresa la finale di Coppa Italia del 2012 sempre a Roma contro la Juventus. Un viaggio all’insegna dell’allegria perché tutti eravamo convinti che il Napoli avrebbe vinto la Coppa. Siamo usciti al casello autostradale di Roma Sud e, arrivati in zona Tor Vergata, poliziotti e carabinieri del servizio d’ordine ci hanno fatto scendere dal pullman. Biglietto e documenti alla mano ci hanno identificati tutti, compresi i bambini. Poi sono passati alla “bonifica” del pullman e ci hanno fatto incolonnare con altri pullman dei tifosi del Napoli. Ci hanno quindi scortato in direzione Saxa Rubra. Già lungo il percorso abbiamo avvertito tutti una particolare preoccupazione perché, al contrario della finale del 2012, c’era una limitatissima presenza di agenti lungo il percorso riservato ai tifosi del Napoli. Siamo così arrivati nella zona dove sono stati feriti alcuni tifosi. Erano trascorsi pochissimi minuti dopo i colpi di pistola e abbiamo visto a terra il corpo inanimato del tifoso, che poi abbiamo saputo si chiamasse Ciro Esposito. Il traffico ovviamente era paralizzato per l’accaduto. Per smaltire il traffico sono arrivati due motociclisti della Polizia Municipale, a lampeggiante acceso ci hanno intimato di seguirli. Forti dell’esperienza fatta nella finale del 2012 abbiamo notato che il percorso per accedere ai parcheggi dei tifosi napoletani non era lo stesso. Purtroppo non ci stavamo sbagliando. Appena siamo arrivati nel traffico cittadino, i due motociclisti della Polizia Municipale hanno spento i lampeggianti e si sono dileguati. Stranamente siamo stati lasciati senza protezione alcuna a pochi metri dal parcheggio dei pullman dei tifosi della Fiorentina. Non oso neanche immaginare cosa sarebbe successo se i fiorentini si fossero accorti della nostra presenza (qui Luigi accarezza la testa del figlio, ndr)Percepito il pericolo che stavamo correndo, ci siamo fiondati giù dal nostro pullman. Abbiamo bloccato  il traffico e a fatica siamo riusciti a far invertire il senso di marcia all’autista. Ci siamo così riportati sul percorso dedicato ai napoletani. Ancora oggi tutti i tifosi che erano sul pullman con me, hanno il dubbio se l’errore commesso dai due agenti della Polizia Municipale, era voluto oppure era solo la logica conseguenza della tensione di quel pomeriggio».

Nessuno di voi ha fatto una ripresa o una foto di quanto stesse accadendo?
«No, purtroppo no. Siamo stati tutti colti di sorpresa perché nessuno immaginava una tale “leggerezza”…chiamiamola così. Voglio ancora credere alla buona fede dei due motociclisti della Polizia Municipale».

Cosa prova oggi dopo questa esperienza?
«Rabbia, tanta rabbia ma allo stesso tempo un senso di sollievo per quello che poteva succedere e che per fortuna non è successo. Sono tanto dispiaciuto per mio figlio Antonio. A 11 anni ha già seguito il Napoli in trasferta parecchie volte, anche all’estero. È rimasto scioccato da quanto accaduto. Ora ha addirittura paura di tornare allo stadio». 


Si 
ringrazia Mauro Guerrera per la preziosa collaborazione. 

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