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Maradona: “Ho detto no agli sponsor pronti a pagare il mio debito con Equitalia. Non sono un evasore”

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«Ci sono degli sponsor pronti a versare l’intero importo per avere un ritorno pubblicitario. Pagherebbero i 6 milioni in un batter d’occhio. Ma io dico no: non voglio passare per quello che non sono e mai sono stato, ovvero un evasore fiscale». Diego Maradona non si smuove dalla sua posizione. Non ne vuol sapere di accettare compromessi: d’altronde non è mai stato il tipo di persona propensa a scendere a patti col “nemico”, che in questo caso, per lui, ha il volto del fisco italiano.

Cioè per un principio, Diego, rinunceresti al «supersconto» cui avresti diritto grazie alla nuova norma?
«Potrei ammettere una negligenza, perché non ho mai avuto alcuna notifica degli atti originari e comunque ero impedito per gravi motivi, ma non una violazione. So di essere nel giusto e di non aver mai fatto male a nessuno al contrario di altri. Chi è innocente non patteggia».

Ma così ogni volta che vorrai tornare in Italia avrai problemi, scatenerai polemiche…
«In Italia mi vogliono bene ed io voglio bene e rispetto tutti gli italiani. Non voglio stare lontano dall’Italia e da Napoli per un’ingiustizia e per una ipotetica e fantasiosa violazione fiscale in realtà di soli 6 milioni di euro, che tutti ormai, grazie al mio avvocato Angelo Pisani, sanno non esistere e non esser mai esistita. Non voglio essere condannato all’esilio per un’ingiustizia e per dei cavilli del fisco, non voglio subire l’ostracismo per colpa di burocrati del fisco italiano che pretendono da me, solo per non essermi difeso in tempo perché purtroppo non fui avvisato da nessuno ed ero impedito e non potevo, somme assurde condite con interessi, sanzioni, morosità e spese folli, per una inesistente violazione da cui poi, stranamente, oggi mi impediscono di difendermi, per chiarire una volta per tutte dopo 25 anni».

Chi te lo impedisce?
«Le formalità del fisco italiano e le ingiustizie contro di me. Mi trattano come se fossi un criminale, mi additano come uno schifoso evasore di tasse senza avere uno straccio di prova, anzi sapendo di affermare il falso perché se avessi fatto ricorso sarei libero come il famoso Ferlaino e tutti i miei amici giocatori. Al massimo non ho fatto un ricorso, ma per questo non posso esser umiliato a vita e additato all’opinione pubblica come evasore che non sono. Sono anche disposto a pagare la giusta sanzione per questo, ma solo per questo, per non aver fatto un ricorso nei termini fiscali della legge italiana e non perché sono evasore, avendo sempre regalato tutto a tutti e non avendo debiti con nessuno al contrario di tanti che mi hanno pure sfruttato, tutto qui».

Ne fai una questione di giustizia sociale?
«Quando leggo i giornali italiani che parlano di evasione fiscale per miliardi di euro ogni anno e di aggiusti e accordi solo con i potenti e proprio con chi veramente ha evaso le tasse, quelle vere, penso sempre che è una vergogna quello che mi stanno facendo e che mi vorrebbero continuare a fare. Per i miei figli e il mio nipotino ho il dovere di far vincere la verità e la giustizia a tutti i costi, anche se devo andare a spiegarlo e dimostrarlo in ogni paese del mondo, dove presto presenterò il mio libro con le vere sentenze che mi danno da sempre ragione e dove proprio i giudici italiani scrivono che non sono mai stato evasore».

Intanto, la nuova normativa sembra venire incontro alle esigenze dei cittadini italiani.
«L’Italia sarebbe un Paradiso se ci fosse una vera giustizia fiscale e se la legge, quella sostanziale e non quella delle apparenze e delle formalità, fosse uguale per tutti. L’Italia sarebbe un Paese normale, giusto, se i governanti facessero finalmente pagare le tasse ai veri evasori e ai favoriti dei sistemi organizzati, non solo ai pensionati e ai poveri cristi lavoratori cui va il mio abbraccio e la mia solidarietà, perché io per quello che subisco capisco come vivono e che cosa patiscono per pagare il fisco. L’Italia è un grande Paese, uno dei più belli al mondo, ma il suo sistema fiscale è anche pieno di ingiustizie e io non consentirò a nessuno di criminalizzarmi e di farmi passare per un evasore, cosa che non sono mai stato. Solo per questo ho rifiutato che alcuni sponsor pagassero per me, proprio per non far dire poi che io avevo avuto lo sconto ed avevo pagato perché in fondo ero evasore. E oggi non cambio idea».

Quindi continui la tua battaglia?
«Io grazie a Ferlaino e a gente che non mi ha mai aiutato non ho avuto la possibilità di fare un ricorso che sicuro mi avrebbe evitato di subire tanta cattiveria, di umiliarmi davanti al mondo ed ai miei cari, come per fortuna hanno fatto Careca ed Alemao che ringrazio per la solidarietà e per aver raccontato la verità sul mio conto. Nessuno mi può definire evasore perché io le tasse le ho sempre pagate in Italia e continuo a pagarle se lavoro nel vostro paese. Ovviamente le tasse che conoscevo e che sapevo di dover pagare, non quelle inventate e addirittura, capite bene, 34 milioni d’interessi e sanzioni, non posso piegarmi a pagare quelle somme che chiamano “tasse” e secondo cui ogni giorno che passa dovrei pagare più di 3.000 euro solo di interessi a questi signori del fisco italiano, solo perché colpevole di non aver proposto un ricorso come Ferlaino, Careca, Alemao che a differenza mia ebbero la notifica del comune, accertamento poi annullato dai giudici. Questa è una dittatura, non è il fisco, ma io combatterò tutta la vita per dare un calcio alle ingiustizie e far vincere la verità e i valori veri della dignità e della mia bandiera azzurra».

L’Italia continua ad attraversare momenti difficili.
«L’Italia, governata e organizzata bene, ha tutte le potenzialità per splendere grazie ai suoi abitanti ed io continuo a credere che esista la giustizia e che ci sia un giudice che abbia il coraggio di dare un calcio alle bugie e di far vincere la verità sostanziale, cancellando cavilli cattivi e mortificanti». 

Fonte: Il Tempo

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