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Psicologia ed aziendalismo non stanno pagando. Giusto perseverare?

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Il Napoli è terzo in classifica, ai vertici del campionato italiano di calcio da anni, gratificato da ormai abituali partecipazioni alle competizioni europee. Il tifoso del Napoli può, anzi, deve essere soddisfatto della più blasonata realtà calcistica della propria città.

Su di una pelle liscia e levigata, che per decenni di storia è stata raggrinzita e accapponata, non si può però non evidenziare due piccole macchie, due nei, due passate perfezioni divenute costanti imperfezioni.

Rafael ed Hamsik stanno fornendo da troppo tempo prestazioni insufficienti.

Il “Caso” Rafael Cabral

Il portiere brasiliano, giunto a Napoli alle spalle del pluri-titolato Pepe Reina, nelle sue rare apparizioni (così come nel ritiro precampionato dello scorso anno), ha fornito prestazioni molto buone e palesato grande reattività, sicurezza, esperienza e spalle forti. Dove è finito quel Rafael? Dalla maledetta serata di Swansea che lo ha costretto per molti mesi lontano dal terreno di gioco, il  portiere brasiliano ha smarrito sicurezza, convinzione, consapevolezza della propria forza. Tredici giornate di campionato senza particolari errori, ma con una costante e preoccupante sensazione di incertezza, di scarsa affidabilità.

Il “caso” Hamsik

Il gioiellino di casa, Marek Hamsik, invece, è stato al centro di svariate teorie tattiche. Metro più avanti, metro più indietro. Se ne sono dette di tutti i colori, eppure, il talento slovacco, nell’arco di un anno e mezzo alle dipendenze di Rafa Benitez, ha fatto male ma anche benissimo, ha segnato e fatto segnare, ma è stato anche inconcludente ed impalpabile. Hanno senso allora le disquisizioni tattiche? Noi crediamo di no. Piuttosto sosteniamo Marek sia caduto in un vortice di depressione calcistica, un’autostima calante che si percepisce dal suo passo sempre cadenzato, mai determinato, mai incisivo, da una cattiveria agonistica che sembra smarrita e che ha sigillato tutti gli sbocchi offensivi di cui lo slovacco è capace.

La gestione dei due calciatori

Il tecnico Rafa Benitez, o forse la Società, stanno cercando di recuperare i due ragazzi dal punto di vista psicologico, o forse stanno cercando di rivalutarli prima che il loro valore commerciale si disperda sempre più, oppure, più presumibilmente, stanno cercando di fare entrambe le cose. Scelta forse giusta, forse no. Sta di fatto che il Napoli, alla lunga, la scelta di continuare a farli giocare, la sta pagando in termini di punti.

Il futuro

Le perplessità esistono, ed aumentano col trascorrere del tempo e delle prestazioni opache. Un allenatore, per essere grande, deve saper insegnare calcio, trasmettere stimoli, gestire un gruppo, domare la stampa. A Benitez, dunque, oltre a tutte queste attività, deve praticarne un’altra:

il “lavavetri“, Nella speranza quelli opachi tornino prestissimo a luccicare.

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