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Quando al cuor non si comanda…

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Attimi. Solo attimi. Ma in attesa di viverli la frenesia ci avvolge per giorni interi. Un’attesa spasmodica vissuta giorno dopo giorno col pensiero alla gara. Un’attesa che ora dopo ora incrementa sempre più la sua consistenza. Un argomento, quello relativo alla partita, che invade tutti i settori, tutti gli ambienti, tutte le strade, tutte le case della nostra città. Si pronostica la formazione, il risultato finale, gli undici che scenderanno in campo. Non c’è distinzione di sesso, di età. La città è in fermento, tutta. Una città talmente caotica da essere paragonata a Buenos Aires che al fischio d’inizio, d’incanto, si trasforma in Chojnice, la città più spettrale della Polonia. Uno spirito partecipativo unico al mondo, un senso di comunione che emoziona al solo pensiero. Un popolo intero che si mobilita per spingere i propri “guerrieri” alla vittoria. Ormai siamo a poche ore dal fischio d’inizio, gli animi si scaldano, la tensione sale. All’esterno dello Stadio San Paolo si percepisce una atmosfera incredibile.  La potremmo definire delle tre effe: Festa – Fibrillazione – Frenesia. Volti gioiosi, atteggiamenti festanti ma al tempo stesso tesi e agitati, ma anche frenetici. Si ragguinge il proprio settore di appartenenza o semplicemente il bar per una consumazione pre-gara con un passo forsennato, furente. Mancano ancora più di tre ore al fischio d’inizio e tutto ciò sembra non essere giustificato da nulla se non dalla voglia matta di sentirsi il cuore gonfio di gioia, la pelle d’oca e le lacrime agli occhi….di felicità ovviamente.

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