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Sacchi: “Il gioco del Napoli è una Ferrari. Importante che tutti diano tutto, anche media e tifosi.”

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Tanti gli spunti interessanti offerti dall’ex allenatore del Real Madrid. Arrigo Sacchi, ex-allenatore del Milan, è intervenuto sulle frequenze di Radio Kiss Kiss Napoli. Ecco il suo pensiero su vari argomenti, dal Napoli di Sarri a Maradona passando per l’importanza del gioco nel calcio: “Nel calcio il soggetto, il motore, l’anima è il gioco. Moltiplica le qualità dei singoli e li guida. È evidente che tutti ne hanno dei vantaggi. Quando io arrivai al Milan nessuno di quei calciatori era mai stato nelle prime dieci posizioni di France Football. La difesa l’anno precedente con Galli, Tassotti, Bonetti, Galli, Baresi e Maldini aveva subito 21 gol l’anno prima. Poi ne prendemmo 12. Essendo il gioco un’entità astratta è difficile farlo comprendere a tutti. Prima del gioco c’è la motivazione estrema, uno spirito di squadra, una generosità e una personalità. In questo devo tirare le orecchie a un giocatore che stimo tantissimo e ritengo il più geniale di questa generazione. Lorenzo Insigne. Questi atti sono contrari allo spirito di squadra e allo sport, se si vuole rispetto si deve dare rispetto. Lorenzo si è espresso benissimo contro squadre che hanno un gioco, meno bene contro altre più remissive.”

Sulla forza del Napoli: “Non è così facile vincere al Sud, non è mai facile in generale. Non c’è nessuno vincente in assoluto, si vince magari più di altri o meno. Serve etica di squadra: non posso tradire la squadra, i tifosi, l’allenatore e i compagni che possono far bene. Qui in Italia non è proprio al massimo questa etica ma serve per vincere. La motivazione è paragonabile alla benzina di un auto senza la quale un auto, anche fosse una Ferrari, non va. Il gioco è paragonabile a un motore che può essere una cinquecento o una Ferrari. Quello del Napoli è una Ferrari. Il Napoli convince, gioca bene e la cosa più bella è che il Napoli sia una squadra melodiosa, può interpretare uno slow come un rock. Ha una conoscenza completa che migliora i singoli. Io questi calciatori non l’ho mai visti giocare così bene, un Higuain così non l’ho mai visto neanche al Real Madrid. Sarri è uno dei più grandi maestri di calcio non solo a livello nazionale ma internazionale.”

Un ricordo di Diego Maradona in occasione del suo 55esimo compleanno: “Diego Armando è l’eccezione alla regola. quel giocatore che anche in un contesto di gioco non eccelso poteva illuminare una squadra. Giocare contro di lui era la cosa più antipatica e difficile perché era come avere una spada di Damocle sulla testa che poteva cadere in qualsiasi momento. La prima volta che giocai contro di lui il Napoli non passava la metà campo da quindici minuti poi lui con una giocata servì Careca e il Napoli passò in vantaggio. Non ho mai visto un calciatore forte come Diego Armando Maradona. Gli faccio i migliori auguri perché è un ragazzo buono.”

Sulle possibilità di vincere lo Scudetto per la squadra azzurra: “Il Napoli deve provare a vincere lo Scudetto. È importante che ogni calciatore dia il meglio di sé. Altrettanto importante è che mass media e tifosi capiscano quando un calciatore ha dato tutto. In quel momento cosa gli si vuole chiedere di più? In quel momento qualsiasi risultato sarà un buon risultato. Fino a quel momento sarete soddisfatti solo quando si vince, anche rubando. La bellezza e il merito devono essere dei valori importanti che guidano la vita sociale, politica e sportiva. con il merito sarebbe tutto più puro. Si deve vincere, convincere e divertire il pubblico permettendogli di uscire per due ore dalle proprie problematiche quotidiane e fargli vivere un sogno.”

Chiusura sul proprio rapporto con la città di Napoli: “Un caro saluto ai tifosi napoletani che nel lontano 1989 fecero una cosa da popolo di una civiltà sportiva superiore alla media italiana. Perdendo un campionato applaudirono la squadra vincente perché aveva giocato meglio. Mi ricordo le difficoltà, le critiche ma mi ricordo anche la straordinaria soddisfazione di vincere e divertire. Uscire da Napoli senza neanche prendere un sassolino significava che c’eravamo riusciti.”

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