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Serie A, De Laurentis ha ragione, 16 è meglio

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La settimana scorsa, in occasione dell’assemblea di Lega, Aurelio De Laurentiis, non nuovo a certe dichiarazioni volte ad un miglioramento del sistema calcio in Italia, ha lanciato una provocazione, che non lo è, sicuramente, se analizzata dal punto di vista economico: tornare ad un campionato di Serie A, a 16 squadre, come quando negli anni ’80 la Juve di Platini, la Roma di Falcao, il Napoli di Maradona ed il Milan olandese di Sacchi dominavano la scena, anche in Europa.

Gli ostacoli, di natura economica, sono molti, ma la volontà e alcune idee innovative potrebbero permettere di superarli.

Il principale problema è rappresentato dai piccoli club, che dovrebbero cautelarsi dal rischio retrocessione che, inevitabilmente produrrebbe un decremento drastico dei loro ricavi (che dopo un anno di serie A finiscono ad essere legati per il 70% alla tv). 

Analizzando i fattori che determinerebbero il vantaggio, da un punto di vista economico, del ritorno ad un torneo a 16 squadre, non si può che partire dai proventi della vendita dei diritti televisivi.

Posto che il problema del “paracadute” per chi retrocede diventa più drammatico tanto più quanto il campionato è ricco, la serie A a 16 squadre in questo senso sarebbe quella che garantirebbe le rinunce minori ai grandi club, mantenendo il valore stabile ad € 837 milioni, da dividere.

Insomma: bisogna diminuire le fette da dividere, garantendo il paracadute a chi scende di categoria.

Si potrebbe poi, erroneamente credere, che essendoci meno partite, si produrrebbero meno ricavi. Ma non è vero, in quanto, le tv pagano per trasmettere partite appetibili. Infatti, anche lo stesso Riccardo Silva (Mp & Silva) aveva proposto il ritorno a 16 squadre.

E non è un caso che i piccoli club, siano quelli che impongono che i diritti tv siano trattati collettivamente (in Italia come in Spagna, per dire): solo così, infatti, riescono a generare ricavi maggiori rispetto a quelli che avrebbero trattando da soli. 

Altro aspetto da non sottovalutare è quello prettamente di carattere puramente sportivo. Innanzitutto perchè il valore della singola partita aumenterebbe nell’economia di un campionato con 30 giornate piuttosto che 38. Infatti, il vero problema dei campionati a girone unico, è che, con l’aumentare del numero di squadre (e quindi di partite) diminuisce il valore sportivo del singolo evento.

Riducendo poi le squadre, si avrebbe un calendario meglio assortito, più equilibrato, senza turni infrasettimanali che, generano anche meno valore economic e, si potrebbe favorire anche una ripresa della Nazionale, che avrebbe più tempo per stage, che oggi, sono considerati deleteri per i troppi impegni. 

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