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Silenzio stampa, tra scaramanzia e necessita’

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Dopo la vittoria con la Fiorentina, il Napoli ha annunciato che nessun tesserato nei prossimi giorni potrà rilasciare dichiarazioni La sconfitta con la Lazio in Coppa Italia, ha suggerito a De Laurentiis di imporre alla squadra il ritiro nel centro sportivo di Castel Volturno e il silenzio stampa. Il ritorno al successo in campionato dopo un mese di astinenza, ha permesso ai calciatori azzurri di avere una serata di libertà da trascorrere in famiglia, ma non l’autorizzazione a rilasciare dichiarazioni sia ai media d’informazione sia sui vari social. Nessuna eccezione neanche per il tecnico Benitez. Per il Napoli non è la prima volta in questa stagione. Già dopo la sconfitta con il Torino, la società aveva attuato un silenzio stampa singolare. Nessun tesserato poteva parlare con la pay-tv Sky, perché uno dei suoi opinionisti, Massimo Mauro, aveva offeso in diretta televisiva Rafa Benitez, dandogli del disonesto. 

Ricorrere al silenzio stampa, un po’ come il mandare le squadre in ritiro, è una di quelle cattive abitudini del calcio italiano. Di solito è un modo per evitare dichiarazioni polemiche quando i risultati sul campo sono deludenti, come quelli del Napoli in questi ultimi due mesi. Altre volte ha rappresentato una ritorsione di alcune società, verso un modo di fare informazione ritenuto troppo critico o che dallo sport ha sconfinato nel gossip. Proprio il gossip fu alla base del primo importante silenzio stampa della storia del calcio.

Durante i mondiali in Spagna del 1982, la nazionale italiana giocò un girone eliminatorio deludente, qualificandosi solo per la differenza reti. Le critiche furono aspre, anche perché c’era chi accusava i giocatori che lo scarso rendimento era legato al mancato accordo sui premi partita. Ma la goccia che fece traboccare il vaso, fu l’insinuazione di alcuni giornalisti che Antonio Cabrini e Paolo Rossi, dormissero nella stessa stanza con l’intimità che di solito c’è tra marito e moglie. Da quel giorno il CT Bearzot, impose ai giocatori di non parlare con nessun giornalista. L’unico autorizzato fu il solo capitano Dino Zoff, famoso per essere un tipo poco propenso all’essere loquace. Dall’entrata in vigore del silenzio stampa, l’Italia infilò quattro successi consecutivi contro Argentina (di Maradona), Brasile (la grande favorita), Polonia (la sorpresa) e Germania (in finale), conquistando un mondiale dopo quarantaquattro anni dall’ultimo vinto nel 1938.

Dopo la vittoria finale della nazionale, c’è chi ha considerato il non parlare con i giornalisti, una sorta di “talismano contro la sfortuna”.  Diversi allenatori e presidenti, spesso hanno fatto ricorso a questa iniziativa, proprio con la speranza che potesse portare fortuna e aiutare a superare i momenti difficili di una squadra.  

Il ritorno alla vittoria del Napoli ha coinciso con il silenzio stampa e considerando quanto De Laurentiis sia scaramantico, non è difficile immaginare che anche per il patron azzurro il silenzio stampa si è trasformato da necessità a scaramanzia.

Articolo scritto da Mauro Guerrera

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