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Stadi, costruirne di nuovi o ristrutturare i vecchi miti? Il San Paolo

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La vicenda dello Stadio San Paolo, con le continue polemiche tra l’amministrazione comunale e la proprietà della società Napoli, sono, sebbene paradossali per le motivazioni emerse, vedi la non capacità di accordarsi su cifre che sono emerse sin da subito e che, solo ora, sono considerate insufficienti, comuni a tante altre piazze calcistiche, non solo in Italia ma nel resto del vecchio continente.

 

Da San Siro al Santiago Bernabéu, passando per il Camp Nou eAnfield. Sono molti gli stadi mito del calcio mondiale che,saranno o, in alcuni casi, sono, sottoposti ad importanti opere di restyling per renderli adeguati ai tempi moderni, conservando però il fascino legato alla storia dell’impianto: cosa estremamente importante che può anche rappresentare un ulteriore ritorno da un punto di vista economico non solo per i rispettivi club ed i loro tifosi ma anche per gli appassionati di tutto il mondo.

Quella di ammodernare le grandi cattedrali del calcio, sta prendendo piede in Europa per diverse ragioni: dalle difficoltà burocratiche e tecniche di alcuni club (Milan) a procedere con decisione nella costruzione di un nuovo impianto, alla volontà dei soci (Barcellona) di abbandonare il vecchio stadio, a decisione amministrative che rendono irrealizzabile la costruzione di un nuovo impianto (Real Madrid). O, come nel caso del Napoli, al mancato accordo economico sul pagamento del fitto per la concessione dell’impianto.

Chi è già avanti nella ristrutturazione del suo mitico impianto è il Liverpool. Nel progetto di Anfield, concepito dallo studio Kss di Londra che, con le stesse modalità sta ampliando Craven Cottage del Fulham, il primo elemento che colpisce è la volontà (e la possibilità) di pensare a un piano di sviluppo «lungo venticinque anni»: se tra cinque anni i Reds avranno bisogno di altri diecimila posti da ricavare nella tribuna di fronte a quella principale, il master plan resta aperto. Questo è possibile perché lo stadio è grande, ma ha ancora margini di crescita. Tutto mentre la squadra, nelle ultime ore, con il pareggio nel derby con l’Everton, ha deciso di esonerare il manager Rodgers.

Ma Anfield è un caso unico, anche per il contesto urbano attorno allo stadio, una delle zone più degradate della città. Alcune case, disabitate, sono già state demolite proprio per fare spazio alla nuova tribuna. E tutta l’area, con la creazione di una nuova piazza e di un nuovo quartiere residenziale, viene profondamente riqualificata. «L’importanza storica dello stadio con la mitica curva della Kop, il memoriale per le 96 vittime di Sheffield, il cancello con la scritta «You’ll never walk alone», hanno avuto un ruolo chiave nella decisione di non costruire una nuova struttura, ma intervenire su quella esistente», ha spiegato David Keirle, chairman di Kss al Corriere della Sera, che oggi dedica due pagine dell’inserto La Lettura al tema degli stadi.

Nessuno come gli inglesi sa coniugare la tradizione con gli affari, la passione con le sterline. Una parte dei 9 mila posti che si aggiungono ad Anfield saranno extralusso: ci sarà spazio anche per le cucine dei ristoranti che accoglieranno i clienti (più che i tifosi) e gli sponsor. La lista d’attesa per ottenere le sistemazioni migliori è già praticamente al completo. 

I problemi che a Liverpool sembrano risolti, da altre parti sono insormontabili. Lo sa bene il californiano Dan Meis, un archistar degli stadi americani, a cui è affidato il nuovo impianto della Roma: «Il fattore chiave nel rinnovamento di un impianto mitico è quello di generare guadagni significativi — spiega al Corriere della Sera —. Un nuovo impianto deve avere suite di lusso, aree dedicate agli sponsor, ristoranti. Ma si valuta caso per caso. Se è difficile lasciare uno stadio con decine di anni di storia e di memorie dei tifosi, a volte le strutture esistenti sono così compromesse che i costi di un intervento sarebbero uguali o addirittura maggiori rispetto alla costruzione di un nuovo stadio. A Roma l’Olimpico ha una grande storia ma a causa della pista d’atletica andrebbe rifatto l’intero catino per renderlo ottimale per il calcio. In molti casi in Europa gli impianti storici sono anche cittadini e bloccati dal tessuto urbano. E questo rende difficoltoso ammodernarli o ingrandirli».

A Milano, la rinuncia di costruire lo stadio al Portello è destinata a rallentare lo studio di fattibiltà fatto dall’Inter per eliminare il terzo anello da San Siro, che potrebbe essere adibito ad area commerciale. A Madrid è stato invece il Tribunale a bocciare il piano del Realperché sarebbe emerso che il progetto avrebbe violato la legge regionale sullo sfruttamento del suolo. Il Madrid ha fatto ricorso: se lo vincerà, nell’estate 2016 partiranno i lavori. E il tempio più prestigioso d’Europa cambierà volto.

Anche a Barcellona, si è deciso di fare un restyling, ampliando la capienza a 110mila posti, e, gli otto studi che hanno presentato il progetto milionario e che dovranno contendersi l’appalto milionario, dovranno dar vita ai lavori nel 2017.

A Napoli, il 31.10, si dovrebbe dare seguito al progetto di De Laurentis, per l’affidamento dello Stadio San Paolo, per il quale, poi, dovrebbero essere apportate le modiche strutturali che dovrebbero renderlo moderno ed al passo coi tempi, investimenti annunciati permettendo.

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