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Tecnico Olympique Marsiglia: “A Napoli ho pensato di suicidarmi”

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Napoli. Era una mite giornata di novembre del 2013, sole e cielo sereno, ma Josè Anigo, neo tecnico dell’Olympique Marsiglia il buio l’aveva dentro. Si giocava a Napoli la gara di ritorno tra Napoli ed i francesi, valida per la qualificazione agli ottavi di finale di Champions League.

A distanza di poco più di un anno arriva una dichiarazione shock del tecnico francese: “Ero in albergo a Napoli, mi affacciai alla finestra e sentii forte la tentazione di lanciarmi nel vuoto, pensai fosse il momento giusto per ricongiungermi a mio figlio. Poi mi dissi che non avrei potuto abbandonare la mia famiglia”.

Certi presagi arrivano nel sogno. Altri punteggiano il quotidiano senza che si riesca a intercettarli. Ad Anigo bastò un colpo di telefono. L’orario fu insolito, stava per raggiungere il suo ufficio nella sede del club. Anigo risponde e dall’altra parte del filo c’è sua nuora. Si agita, piange, gli dice che Adrien, non è andato a scuola a prendere i bambini. José prova a calmarla, poi riattacca e pensa: “Hanno ammazzato mio figlio”. Poche ore più tardi la conferma arriverà dalla radio. La vittima è Adrien Anigo, trent’anni, un passato di furtarelli e rapine conclusosi nel 2007 con un arresto poi annullato nel 2010 per un vizio di procedura. Aveva aperto un negozio di sport, possedeva quote di un grande bar in centro. Era in macchina, è stato affiancato da due scooter. Un colpo in testa, uno alla carotide. La sua vita finisce li.

Adrien era un tifoso come tanti, veniva a vedere le partite, ma “io ho fatto di tutto per cercare di tirarlo fuori da quella strada che alla fine l’ha inghiottito”. Il rammarico di un padre colmo di dolore. Eppure, più che l’immagine – il collo taurino, il cranio pelato come uno scudo di bronzo, gli occhi luciferini – sono le parole a tradirlo e a lasciar trapelare un’inevitabile accettazione dell’ineluttabilità.

Infine, fedele al copione della redenzione, ha dichiarato di voler trasformare il suo dolore in concreto impegno per la città, specialmente per quei quartieri così ricchi di un’umanità che aspetta solo di essere ben incanalata. Si farà vedere, Anigo, scenderà per le vie, sarà a disposizione di chi vorrà provare a fare qualcosa. 

Intenti straordinari, intenzioni e volontà di un uomo col l’anima segnata per sempre. La tappa di Napoli, nella città più bella del mondo, stava per rappresentare il gradino su cui inciampare irrimediabilmente. Per fortuna così non è stato. Anigo e’ ripartito da Napoli, più forte e determinato di prima, intento a rendere realtà l’impegno sociale in onore del figlio che non c’è più.

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