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Toto’, Peppino ed una storia capovolta

“Sto paese è così grande che non mi raccapezzo”. Esordì con questa espressione il grande

Totò una volta giunto nel capoluogo lombardo. Una espressione che testimonia la timidezza di chi approccia per la prima volta una realtà enorme a cui non si è abituati. Anche il tifoso del Napoli, da sempre, ha approcciato la Milano calcistica così. Vi ha quasi sempre messo piede col fare dei “piccoli”, degli insicuri, degli inferiori, degli sconfitti. Così come Il Teatro La Scala è stato sempre considerato il tempio della musica e della danza, così lo stadio Giuseppe Meazza di Milano era ed è considerato il tempio del calcio, tanto da essere chiamato la “Scala del calcio”. Si sa, in questo sport contano potenzialità economiche, qualità tecniche, ma anche forza mentale, quella che il Napoli nel corso della sua storia,  periodo maradoniano a parte, non ha mai avuto nelle sue corde quando ha messo piede nello stadio milanese. La stessa forza mentale che questa volta sembra esserci davvero. Il Napoli arriva all’appuntamento di domenica prossima contro il Milan dall’alto della sua posizione in classifica, ma non solo. Qualità tecniche, voglia, carattere, amalgama, identità di squadra, programmazione societaria, sembrano essere tutti punti a favore dei partenopei. Il Milan, vittima negli ultimi anni di clamorosi ma voluti ridimensionamenti economici e quindi tecnici, ha risollevato l’umore dei suoi depressi tifosi con qualche importante ma sporadico colpo ad effetto (vedi gli acquisti di Balotelli la scorsa stagione o di Kakà in quella in corso), ma la sensazione generale è stata e continua ad essere quella di una squadra che in maniera abbastanza evidente ha pian piano perso la leadership di cui ha sempre goduto in tutta l’era Berlusconi. Negli ultimi anni si è percepita una certa confusione sia relativamente alla programmazione societaria sia alla gestione tecnica che ha spesso visto mister Allegri prediligere il 4-3-1-2 ma cambiare spesso sia modulo che uomini.

Dopo un paio di stagioni di incertezza che hanno visto Abbiati scavalcare definitivamente Amelia, il portiere di Abbiategrasso ha conquistato il posto da titolare e sembra aver ritrovato la serenità per far bene.

La difesa sembra essere la nota dolente. Sugli esterni si è puntato su Abate, mai consacrato definitivamente, Sull’altro fronte si sono negli anni alternati i vari Antonini, Costant, Taiwo fino ad arrivare a De Sciglio che sembrava imporsi bene fino all’infortunio che l’ha costretto ai box (nonostante sia stato spostato dalla sua fascia di competenza, quella destra). In mezzo giocano Zapata e Mexex. Il primo da quando ha messo piede a Milano ha dimostrato di essere l’ex di Virrareal e non l’ex Udinese. Una delusione. Anche l’ex Roma, seppur altalenante nel suo rendimento, non ha confermato i suoi livelli di affidabilità.

Le chiavi del centrocampo sono state affidate a Montolivo anche lui, appena dopo il suo arrivo dalla Fiorentina, vittima di notevoli disguidi tattici che ne hanno spesso pregiudicato il rendimento. Ha impiegato una stagione intera (la scorsa) per trovare la posizione giusta  in campo. Attorno a se, agiscono due mediani con minor qualità: De Jong e Poli acquistato dalla Sampdoria dopo la convincente stagione dello scorso anno. Il quarto tassello dello scacchiere di metà campo sarebbe dovuto essere quello occupato da Kakà, infortunato.

In attacco punto fermo Balotelli. Al suo fianco, molta incertezza. El Shaarawy, al momento infortunato, sembra la spalla ideale anche se, paradossalmente è stato proprio l’arrivo lo scorso anno della prima punta bresciana a spegnere la verve del “faraone”. L’ex Cagliari Matri e il “riciclato” Robinho completano un pacchetto offensivo non del tutto convincente.

Già, non del tutto convincente, proprio come questo inizio di campionato dei rossoneri. Tre gare, una brutta sconfitta a Verona, una vittoria casalinga e un pareggio sul campo del Torino strappato per i capelli al 92° minuto. Eppure, il Milan viene ancora considerato una possibile pretendente al titolo. Allora la domanda nasce spontanea: “Perchè si chiamano donnine Allegr”i” se ridono così poco”?

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