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Tra Etica e Morale: Dal Bar dello Sport al Bar dello Spot.

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ESCLUSIVA:
Nel giorno della sentenza sulla vicenda Sarri- Mancini, che dovrebbe porre fine a questa scabrosa vicenda, abbiamo chiesto un parere a chi di Etica se ne intende davvero: il Professore Paolo Amodio docente di Filosofia Morale presso l’Università Federico II. Queste le sue dichiarazioni che, tra il serio e il faceto, indicano una via nel buio pesto attraverso il quale procede lo sgangherato carrozzone mediatico.

 

” Non so quanto sia opportuno intervenire sulla vicenda in qualità di professore di Filosofia Morale. Che nessuno mi prenda troppo sul serio, dunque. Un Professore di Filosofia Morale semmai si occupa della possibilità e del fondamento dell’etica, Diversamente, la morale cui si dovrebbe fare riferimento dovrebbe coincidere con una dottrina, e di dottrine ce ne sono tante e tutte legittime. Io sono peraltro tifoso del Napoli, uno di quelli malati e che perde ogni self-control durante le partite.
Come che sia accetto l’intervista, a patto che sia chiaro che intervistatore e intervistato sono seduti al Bar dello Sport e che non sto facendo lezione a nessuno, ma sto giocando. Parlo da Paolo Amodio che è, per biografia, tifoso del Napoli e professore di Filosofia Morale.
Gli insulti omofobi sono un reato e certo è che se una volta per offendere qualcuno si dava dello “stronzo” o del “frocio” era sostanzialmente la stessa cosa. Poi per fortuna le cose cambiano, e la civilizzazione del linguaggio seppur tardivamente è giunta a porre dei paletti. Ovvio che tra Mancini che dà del “vecchio stronzo” a Sarri e Sarri che dà del “finocchio” e “frocio” a Mancini c’è differenza. Tutto questo però possiamo dirlo perché la cosa è ormai pubblica, anzi per meglio dire, pubblicizzata, i media (è il loro mestiere, il che la dice lunga) ci sguazzano in queste vicende – trincerandosi dietro il diritto di cronaca che, detto per inciso, in termini puri di deontologia professionale occorrerebbe approfondire di più. La voce più diffusa – e qui non c’è differenza tra le chiacchiere da bar e le chiacchiere su carta stampata – è che sarebbe stato bene che la cosa potesse chiudersi lì, sul campo, dove avvengono cose anche peggiori. E invece no, si è voluto amplificare e approfittare della cosa per destabilizzare ancora un mondo, quello del calcio, che di problemi ne ha già tanti.Se Platini (non dico Blatter) rischia la galera e la FIGC fa gaffe razziste è evidente, almeno a me senza bisogno di essere professore di Filosofia Morale, che quel mondo è marcio dal vertice alla base.
Alla base mettiamo i calciatori che in campo se ne dicono e se ne fanno di tutti i colori, anche nei paesi in cui si celebra il fair play, se una telecamera li becca allora il giudice sportivo interviene, ma è sufficiente coprirsi la bocca e dire quel che si vuole e nulla potrà accadere. Ricordo quando si decise che le bestemmie in campo erano oggetto di sanzione, c’è ancora questa norma?
Un gradino più su ci sono gli allenatori e i componenti della panchina che, a quanto leggo, dovrebbero essere i “timonieri” e gli educatori (di chi?) e avrebbero l’obbligo di mantenere l’aplomb. Qualcuno ha mai visto un allenatore rispettare quello spicchio di terreno tratteggiato che non dovrebbe mai oltrepassare? Qualcuno ha mai visto un tecnico che non discuta animatamente e con atteggiamenti aggressivi verso un arbitro (e magari un arbitro fare la stessa cosa)? Questo non mi scandalizza, il teatrino del calcio è fatto di queste cose, ci stanno, c’è tensione, trance agonistica, pecunia che non olet ecc. Insomma, ci sono delle norme, e le “norme” sono “norme” non leggi universali, e dunque ci sono gli arbitri con i loro arbitrii e i giudici sportivi con i referti.
Quindi ci troviamo di fronte a un fatto giuridico e a un dato “morale” (uso le virgolette di proposito perché non potrò che brutalizzare la questione).
Leggo della sentenza del giudice Tosel, di cui alcuni in questi giorni hanno voluto ricordare le grandi topiche e la parzialità (vere o false, non importa, il giudice va sempre rispettato) che si è mosso in maniera saggia e quasi salomonica. Ma su cosa ha deciso non mi è chiaro. Mi pare più sul referto del quarto uomo che sul siparietto televisivo di Mancini. Nulla di tragico, come si voleva, in fondo. Molto di tragicomico ma meglio per tutti.
Ora, visto che devo fare il professore, lo faccio ma seduto al bar e vengo alla brutalizzazione disciplinare. Invito a prendere posto accanto a me, qui al bar dello Sport, Immanuel Kant. Per il più grande dei filosofi morali, l’etica è etica dell’intenzione. Cioè a dire, sempre brutalizzando, che se mi capita di compiere un’azione “buona” ma l’intenzione non era “pura” e “buona” (cioè non ispirata al bene per il bene ma per un qualche tornaconto) quell’azione diviene immorale. Se faccio l’elemosina a un povero ma lo faccio per guadagnarmi la salvezza ultraterrena, l’effetto sarà anche buono per il povero, ma io non sono nella moralità.
Poi, vistoche devo ancora fare il professore, lo faccio sempre seduto al bar e vengo alla seconda brutalizzazione disciplinare. Invito a prendere posto accanto a me, questa volta al bar dello Spot, Max Weber e l’etica della responsabilità. Weber – meno filosofo di Kant e più sociologo e soprattutto cavallo di razza politico . Parlare di etica significa declinarla nel dualismo tra l’etica dei principi e l’etica della responsabilità. La prima forma di etica fa riferimento a principi universali, prescindendo dalle conseguenze cui conducono. L’etica della responsabilità, al contrario, agisce tenendo sempre presenti le conseguenze di ogni agire. Etica dei principi e etica della responsabilità sono due etiche opposte e inconciliabili, che in buona sostanza fanno capo a due diversi modi di intendere la politica.
Certo, scomodare Kant e Weber per Sarri e Mancini è troppo anche per chi ama giocherellare con la cultura e l’intellettualismo, ma visto che mi è stato chiesto, qui a che punto siamo? Che i colleghi e gli amici mi perdonino, ma voglio scherzare un po’ anch’io.
Da un punto di vista kantiano, non ci sarebbe nelle parole di Sarri (se ovviamente crediamo alle sue dichiarazioni) un’intenzione malvagia o offensiva circa il mondo omosessuale, e dunque non sarebbe colpevole dal punto di vista formale, per lui “stronzo” o “frocio” avevano la stessa portata semantica. È il classico terzo argomento dell’etica: l’etica della situazione, cioè a dire che per giudicare del bello e del brutto, del giusto e dell’ingiusto, dell’azione buona e dell’azione cattiva, occorre analizzare accuratamente il tempo, il luogo e il contesto storico ove qualcosa è stato compiuto, visto che magari a distanza di cento anni qualcosa che appariva riprovevole può riproporsi come ammirevole.
In questo caso, dunque Sarri sarebbe innocente e Mancini colpevole perché, al di là del “vecchio stronzo” che qui non conta più, l’intenzione di Mancini era di sollevare un polverone a suo vantaggio.
Se passiamo all’etica della responsabilità, le cose si complicano: Sarri sarebbe colpevole perché “frocio” nel XXI secolo è ben diverso da “stronzo” e lui è tenuto a saperlo, anzi le conseguenze del suo agire peserebbero sulla lealtà, non solo sportiva ma sostanziale e linguistica, che ogni società civile impone, senza scarti. A Mancini resta il ruolo della spia, e alla cattiva intenzione si aggiungerebbe un effetto politicamente e culturalmente devastante, perché si aprono le porte a tutte le possibilità: può essere un atto di furbizia per attirare l’attenzione sulla propria squadra che non va così tanto bene, autorizza ogni dietrologia del tifoso napoletano che vede in quell’enfasi – non necessaria – la mano dei poteri forti contro una squadra prima in classifica.
Infine, la differenza tra Mancini e Sarri è che il primo si piace e si corrisponde a qualunque costo, si aggiusta il ciuffo con presuntuoso accento british, mentre il secondo, quasi una sorta di Narciso invertito, appare figura più greve ma più sanguigna e generosa, ha forse una brutta faccia, fuma in diretta televisiva, ha degli occhiali che suscitano magari sorrisetti sarcastici alle Lucky Ladies della TV, si sente un “faticatore”.
Tosel ha sentenziato due giornate di squalifica per Sarri, sgonfiando di fatto Mancini & co.
Insomma, davanti alla minaccia di una catastrofe nucleare, è scoppiato invece un petardo, quello solito che esplode ogni venerdì, sabato, domenica e lunedì quando c’è prima il pallone e poi il talk show in TV e la carta stampata geograficamente ispirata. Di una cosa resto convinto: un po’ mi pento di essere intervenuto come professore di Filosofia Morale che ha ben altre responsabilità.
Dovevo evitare, lo so, ma per restare nell’humus televisivo, non ho resistito: io tifo Napoli tiè!”

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