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Tra passato e fantasia. La storia dello sputo

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Gli sputi nel mondo del calcio. Un argomento rivoltante, ma ciclico.

Il primo sconvolgente caso avvenne proprio in Italia durante i Mondiali del 1990. I protagonisti furono Frankie Rijkaard e Rudi Voller in un Germania-Olanda. I due si presero a botte sin dall’inizio della gara, fino ad essere espulsi. L’olandese però sputò al tedesco sia durante uno dei loro litigi, sia dopo la doppia espulsione. Allora, però, non esisteva ancora la prova tv e Rijkaard la passò liscia.

Il gesto fu ripetuto in Premier League da Bergkamp e Beckham.

Uno dei primi casi ad essere puniti con la prova tv fu lo sputo di Zago a Simeone in un derby romano di fine 1999. Il difensore brasiliano venne punito con tre giornate di squalifica. Lo stesso Zago, però, si ripetè in Coppa Uefa scegliendo stavolta come suo bersaglio Rogerio del Boavista. Ancora tre giornate di squalifica per il brasiliano.

Famose anche le salive di Sinisa Mihajlovic e Francesco Totti. Il primo sputò in faccia ad Adrian Mutu in un Lazio-Chelsea di Champions League prendendosi ben otto giornate di squalifica. Totti, invece, sputò in pieno volto a distanza ravvicinata a Cristian Poulsen nell’Europeo 2004 e venne squalificato per quattro turni.

Più recenti anche gli sputi di Terry e Cristiano Ronaldo, ma restando in Italia è importante ricordare, oltre allo sputo di Samuel ai danni di Nedved, anche le tre giornate di squalifica a Fernando Couto per uno sputo a Bogdani in un Parma-Livorno del 2007. Sputi veri, che hanno disgustato e messo davvero in cattiva luce gli autori.

Ma veniamo all’attualità. Non è vero che Insigne abbia sputato su uno dei simboli del Verona. Lo sputo c’è stato, virtuale, metaforico, ma simbolico e significativo: il folletto di Frattamaggiore, in quanto tesserato del Napoli Calcio, ha fatto autocritica. Analizzata lucidamente la debacle veronese, ha sputato in aria. La forza di gravità, nostro malgrado, esiste ancora. 

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