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Umanità e rispetto. Prima di tutto

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Ha appena saputo gli sia morto il papà. Ma nonostante ciò è sceso comunque in campo.

La notizia parte dall’Inghilterra e si diffonde rapidamente a macchia d’olio, divulgando emozione, cospargendo commozione, facendo sensazione, notizia.

Mondiali di calcio in Brasile, inni nazionali della gara Colombia-Costa D’Avorio. Serey Die, calciatore ivoriano, piange a dirotto.

Serey, supera la forte emozione, gioca la sua onesta gara, ma non sa che il mondo intero ha attribuito erroneamente le sue lacrime alla recentissima morte del papà, defunto, invece, nel lontano 2004.

Una gaffe clamorosa, un errore grossolano. L’anima umana richiederebbe maggiore rispetto.

Il mondiale di calcio è un evento politico, mediatico, economico, spettacolare. Ma ha un substrato poco affine agli aspetti meramente materiali: il mondiale di calcio è passione, multietnicità, colore, attesa, spasmo, emozione, ma soprattutto sentimento.

Quello che meriterebbe rispetto. Sempre.

Dentro una casacca, di qualunque colore essa sia, ci sono uomini, con le loro storie personali, con le loro emozioni, con le loro preoccupazioni, con le loro anime.

Sarey Die ieri  in campo non ha meritato la sufficienza, ma quelle lacrime, qualsiasi origine abbiano avuto, sono state da dieci e lode.

 

 

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