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Una fuga per un uomo solo al comando

Al Presidente De Laurentiis, durante l’ultima conferenza stampa tenuta a Napoli in occasione dell’addio di Rafa Benitez alla squadra azzurra, non piacque.

La parola “rifondare“, associata ad un cambiamento che di lì a poco avrebbe potuto rivoluzionare l’organigramma del club, il numero uno della SSC Napoli rispose in maniera contrariata, lasciando intendere, nemmeno troppo velatamente, che di rivoluzione non si sarebbe trattato.
Probabilmente, si riferiva alla rosa dei calciatori, ma questo lo scopriremo solo vivendo.
Certamente, non poteva riferirsi a tutto ciò che ruotava attorno ad essa.

Il tecnico, Rafa Benitez, avrebbe abbandonato la realtà partenopea per coronare il suo sogno, allenare la squadra della sua città, il Real Madrid.

E l’allenatore in seconda, Fabio Pecchia? Colui il quale ha lavorato con grande dedizione dietro le quinte, colui che mai si è esposto per colpa di un ruolo che non glielo ha consentito, colui che si è mostrato alle telecamere soltanto rivolto verso Benitez con una mano sulla bocca per non far scorgere il proprio labiale? Anche lui a Madrid. Troppo forte e vero il rapporto con Benitez per non interromperlo.

Il ds Riccardo Bigon, avrebbe voluto, dopo anni di pellegrinaggio, assecondare il suo animo malinconico e riabbracciare i suoi cari, così come la terra di origine.

E la famosa area scouting? Quella a cui sono attribuiti i meriti di aver scovato giovani campioncini come  Lavezzi, Hamsik, ma anche flop clamorosi come Edu Vargas? anch’essa in mobilità. Zunino, Micheli e Mantovani, in scadenza al 30 giugno, molto probabilmente andranno via.

Come chiamarla questa se non rifondazione? E soprattutto, sono vere le motivazioni ufficiali?

La preoccupazione che aleggia nei pensieri dei tifosi, è quella che porta la mente altrove: Il termine “ridimensionamento”, quello che avrebbe inevitabilmente riversato sugli ormai ex dipendenti del Napoli un bel carico di demotivazione fino a far nascere la voglia di cambiare aria, fa paura.

Ma ciò che fa ancor più paura, è il silenzio.

Ridimensionamento o non, l’anno venturo deve partire sotto buoni auspici. Che non devono essere necessariamente i grandi botti di mercato, oppure una obbligata crescita esponenziale del club, ma la chiarezza.
La piazza napoletana è al buio da troppo tempo, e merita di sapere cosa non è andato per il verso giusto, perchè, e soprattutto, cosa ci si deve realmente aspettare dal futuro.

 

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