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[VIDEO 100x100napoli.it] La storia, la gavetta, gli inizi della carriera da allenatore: buon compleanno mister Sarri!

Qui c’è un mondo, c’è una città che non ha frontiere, né limiti, che non ha confini. La Napoli di Maurizio Sarri è una finestra spalancata sull’universo, quello che lo sta esaltando e portando, con il suo lavoro, con i suoi ragazzi, a rincorrere un sogno.

CLICCA QUI per vedere il video con il racconto dei suoi amici Vannelli, Simonti, Bergamaschi, del Ds dell’Empoli Carli e di alcuni suoi ex calciatori: Gragnaniello, Corrent, Pesaresi e Ferrarese

Primo compleanno da allenatore del Napoli per Maurizio Sarri. Lui con questa città ha da sempre avuto un legame fortissimo, si può tranquillamente dire “fin dalla nascita”.  

Il 10 gennaio di 57 anni fa mister Sarri è nato proprio nella città partenopea, prima di trasferirsi in Toscana, a Figline Valdarno. Lì è cresciuto e lì è stato bravo a conciliare il lavoro in banca con la passione per il calcio. Proprio l’amore per questo sport, gli ha fatto trovare il coraggio di lasciare il ruolo di dirigente di banca per fare l’allenatore di calcio. Per fortuna, sostengono i napoletani.

Per mettersi in gioco in un mondo che, con estrema facilità, fa salire e scendere i protagonisti dalle stelle alle stalle e viceversa, è servita tutta la tenacia del toscano, la fantasia del napoletano, l’intelligenza e l’umiltà dell’italiano che sa benissimo che solo il lavoro è la via giusta per ottenere i risultati, specialmente nel calcio.

Sarri ha fatto la gavetta, quella vera. Ha iniziato nel 1990 con lo Stia, formazione della seconda categoria toscana, prima di arrivare sul grande palcoscenico del calcio europeo. 
In tutti questi anni si è seduto sulle panchine di tutte le categorie calcistiche, fino a conoscere l’emozione dell’Europa League. Un traguardo che si è guadagnato sul campo, con impegno, sacrifici e competenza. I record europei e il secondo posto in campionato sono la logica conseguenza del suo lavoro, della sua competenza, della sua professionalità.

Chiunque ne parli, lo dipinge come lavoratore intramontabile, legato alla sua famiglia come pochi, legato ai suoi ragazzi, si perchè è così che li chiama lui “I miei ragazzi”.

Tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui, hanno un ricordo indelebile. Le origini allo Stia, quando spinto dal suo compagno di squadra Bergamaschi accettò la panchina. Il passaggio alla Faellese e gli altri suoi amici Simonti e Vannelli, che raccontano di un allenatore innovatore per quel tempo con sedute differenti dal solito, rifiniture e schemi, tanti schemi su palle inattive. In una categoria nella quale era complicato portare a casa uno stipendio, lui aveva la forza e la voglia di mandare in giro per i campi, i suoi collaboratori.

Un episodio divertente, ricordato dai suoi amici, lo vede protagonista alla Faellese, non solo in panchina, ma anche in campo come allenatore-giocatore: su un cross, l’attaccante per evitare il ‘rimbrotto’ perchè arrivato in ritardo, gli urlò: “ma perchè non la metti meglio…”. Ma sono tanti i casi simpatici che lo riguardano. Per esempio, Emanuele Pesaresi, suo ex calciatore al Pescara nella stagione 2005-2006, ricorda di quando, amante dei tunnel, ne fece due in un minuto ad uno stesso avversario del Rimini. L’esterno sapeva che il tecnico lo avrebbe richiamato il martedì in allenamento e la prese con il sorriso, passando proprio vicino alla sua panchina dove era seduto.

“Dopo una gavetta infinita, a Pescara ha cominciato ad assaporare il calcio di livello superiore. Lui è un vero maestro di calcio, ti insegna tutto nei minimi dettagli, non solo tatticamente e degli avversari sa ogni cosa”: questo è il leitmotive di tutti i suoi ex calciatori.

Ha sempre fatto il tifo per il Napoli, perché trova giusto e normale tifare per la squadra della città nella quale si è nati. Forse anche per questo ha saputo raggiungere obiettivi importanti, anzi, fondamentali se si vuole conquistare la gloria calcistica:

– a Dimaro c’erano campioni da convincere a restare in azzurro e da (ri)motivare, da far tornare a sorridere. Lui lo ha fatto;
– 
a Castel Volturno bisognava rilanciare l’entusiasmo e la gioia di giocare al calcio, in una squadra reduce da una stagione non proprio esaltante.  Lui lo ha fatto; 
– 
a Fuorigrotta c’era uno stadio da far tornare pieno. Lui lo ha fatto; 
– 
a Napoli c’era da ricompattare un ambiente spaccato, ricreare quel feeling tifosi-squadra. Lui lo ha fatto.

Chiunque sia stato allenato da Sarri, la prima cosa che sottolinea è la sua capacità di entrare nella testa e nel cuore dei calciatori. Gli abbracci dopo i gol con Insigne a Verona e Higuain a Bergamo, hanno un significato che va oltre ogni immaginazione calcistica. Lo testimoniano anche le lacrime agli occhi, sincere, che aveva durante la conferenza stampa dopo il match vinto contro il Torino mercoledì scorso, quando ha parlato del “suo” gruppo: 

“Io forse sono un incorreggibile romantico ma del mio gruppo non cambierei nulla. Mi diverto tantissimo vedendoli giocare e mi diverto altrettanto in allenamento, ho dei ragazzi straordinari e vorrei tenerli tutti con me. Far entrare Chalobah mi ha dato una soddisfazione straordinaria, questa è la verità. Se potessi abolirei il mercato per non cambiare niente”.

Solo una persona vera può dire certe cose, che contrastano con le pretese di continui investimenti che alcuni suoi colleghi desiderano per rinforzare adeguatamente la rosa. 
 

Sarri continua a tenere i piedi saldamente per terra. Sa benissimo che tutto quello che succede da agosto ad aprile sono solo tappe intermedie importanti. La vera gloria arriva solo se a maggio c’è qualcosa da festeggiare. E lui, mister Sarri il tosco-napoletano, sta iniziando ad assaporare la possibilità di festeggiare, proprio nella città dove è nato, con la squadra per la quale ha sempre tifato fin dal 1959.

BUON COMPLEANNO MISTER, da tutta la redazione di 100x100napoli.it.

a cura di Ciro Novellino e Mauro Guerrera


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