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Minelli ex arbitro e varista:”L’AIA va cambiata!”

MINELLI, EX ARBITRO E VARISTA AIA, A RADIO CRC: «Falsificazioni di voti e di verbali: non si può tutelare l’AIA, è il momento di cambiare tutto! Ok fermare gli arbitri quando sbagliano, ma Rocchi quando verrà fermato? L’unica possibilità ad oggi è azzerare tutto, con Rocchi cinque anni di caos e direttive confuse: un disastro»

Oggi, ai microfoni di CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello”, è intervenuto Daniele Minelli, ex arbitro e VAR dell’AIA.

Di seguito le sue parole:

«Se tutelare l’autonomia dell’AIA significa tutelare ciò che sta accadendo oggi, allora credo che sia necessario cambiare tutto il prima possibile. Non si può più assistere a quanto sta succedendo, indipendentemente da quale squadra subisca il torto. Ritengo che un livello tecnico così basso non si sia mai raggiunto.

Io mi sono dimesso dall’Associazione perché ero stufo di vedere e subire determinate situazioni.

Se tutelare l’AIA vuol dire autorizzare falsificazioni di voti e di verbali per favorire uno piuttosto che un altro, allora è arrivato il momento di cambiare tutto. Ho tutti gli atti a testimonianza di quanto affermo e ci sono procedimenti giudiziari attivi per gli anni scorsi che riguardano me e un mio collega.

Oggi leggo sui giornali che Sozza e i VAR verranno fermati per gli errori di ieri: va bene, perché sono errori non ammissibili in Serie A.

Ma quest’anno contiamo circa 14 gare condizionate nel risultato da errori arbitrali e/o VAR.

È giusto fermare gli arbitri quando sbagliano, ma mi chiedo: quando verrà fermato Rocchi? Quando verrà fermato questo designatore? Credo che la responsabilità di questa assurdità tecnica sia solo ed esclusivamente sua.

Indicazioni date e poi ritrattate, decisioni giustificate nel tempo per difendere determinati arbitri: non è questo il modo di gestire una classe arbitrale ai massimi livelli nazionali.

Un altro grande problema è che oggi la figura arbitrale non è tutelata a livello lavoristico.

Non esiste un contratto che protegga gli arbitri: quando smetti di arbitrare, a 40 o 45 anni, sei un precario che deve reinventarsi una professione.

È assurdo, considerando le enormi responsabilità di chi dirige partite di Serie A che muovono milioni di euro.

La carriera e il post-carriera degli arbitri sono lasciati al nulla, con valutazioni non oggettive e voti persino falsificati.

Marchetti ha preso 8,60? Ormai non mi stupisce più nulla di quel mondo.

Per quello che oggi dimostra, l’AIA non è in grado di garantire l’autonomia arbitrale.

Va ricordato che a gestire il VAR c’è un ex arbitro che non ha mai arbitrato con il VAR e non ha mai fatto il VARista.

La FIFA ha scelto il nostro miglior VAR, Irrati, come formatore internazionale, mentre in Serie A abbiamo Gervasoni, che dovrebbe insegnare il VAR senza averlo mai praticato.

Non esistono direttive univoche e chiare. Col tempo le indicazioni iniziali sul VAR, che prevedevano l’intervento solo sui chiari ed evidenti errori, sono cambiate.

Oggi si fa moviola in campo e, con una qualità arbitrale così mediocre, non si possono garantire interpretazioni oggettive e uniformi.

Ad oggi non vedo altra soluzione se non azzerare tutto e ripartire da zero, con persone nuove che diano direttive chiare. Cambiare completamente.

Escludo categoricamente che all’interno dell’AIA si favoriscano determinate squadre. In dodici anni trascorsi ai massimi livelli dell’Associazione non ho mai riscontrato nulla del genere, fino a prova contraria. Il problema è una malagestione interna che non è più tollerabile.

Rocchi?

Non ho un giudizio positivo su di lui, ma credo che i fatti parlino da soli. Gli errori sono ormai troppi. Come si può arrivare a fine campionato in queste condizioni?

Gli arbitri hanno meno colpe di tutti: vanno in campo e sbagliano, ma il vero responsabile è chi non fornisce indicazioni chiare. L’arbitraggio è istinto: non si può dire una cosa una domenica e smentirla quella successiva, lasciando chi scende in campo senza riferimenti.

Se l’Open VAR serve solo a giustificare l’ingiustificabile, allora non serve a nulla e genera solo ulteriori interpretazioni. Ammettere gli errori va bene, ma poi bisogna anche risolvere i problemi. Sarebbe interessante conoscere anche i voti assegnati a questi arbitri».

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