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Il tifoso entrato a festeggiare negli spogliatoi con il Napoli ad Udine: “Mi scuso ma salutare i campioni era il sogno di una vita”

Salvatore Balzano, il tifoso ormai noto per essere entrato a festeggiare negli spogliatoi con il Napoli ad Udine, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni de IL Mattino. 

Per ciò che ha fatto lei è stato denunciato, cosa risponde?
«Giuro che non volevo arrecare danni. Sono entrato in quegli spogliatoi con educazione e i calciatori mi hanno accolto col sorriso. Quel 4 maggio alle 22.37 lamia vita è cambiata, ho vissuto un sogno che tutti i tifosi avrebbero voluto vivere».

 Non era tutto studiato?
«No. Sono un sostenitore della squadra, ma non appartengo a nessuna tifoseria. Udine è stata la seconda trasferta della mia vita, dopo quella di dieci anni fa a Empoli».

Ma come si è ritrovato negli spogliatoi del Napoli?
«Ero nel settore ospiti. Al termine della gara mi sono ritrovato quasi schiacciato contro il vetro che ci divideva dagli spalti dove c’erano i tifosi dell’Udinese. Ho avuto timore di essere travolto dalla massa, così ho deciso di saltare. Come hanno fatto altri».

Dopo che cosa è successo?
«Quando mi sono ritrovato fuori dal terreno di gioco, nell’ala sinistra, c’erano i poliziotti che dovevano arginare i tifosi avversari che attaccavano le
famiglie dei napoletani. In quella confusione ho avuto paura e mi sono nascosto dietro a un tabellone pubblicitario».

E da lì come è finito dove c’erano gli azzurri?
«Ho visto i supporter friulani che attaccavano i napoletani con le cinture, ho avuto paura e sono scappato fino a quando mi sono ritrovato nel corridoio degli spogliatoi».

Scusi e nessuno l’ha fermata?
«No. Il primo ad accorgersi della mia presenza è stato Rrahmani che, rivolgendosi ai compagni di squadra, ha chiesto chi fossi. Poi sono arrivati gli altri e ho iniziato a fare video per la contentezza».

E a chiedere gadget.
«Sì, ma sia chiaro, tutto ciò che mi hanno dato i giocatori (maglie, sciarpe, bandiere, calzini) lo donerò in beneficenza ai bambini che ne hanno bisogno. Ho abbracciato alcuni campioni come Kvaratskhelia, Osimhen, Kim, Politano. Mentre andavo via li ho sentiti esultare ed è stata un’emozione indescrivibile».

Sa di aver fatto qualcosa che non è permesso?
«Ripeto, non voglio giustificarmi, ma non ho fatto nulla di male. Non ho invaso il terreno di gioco, né volevo dare fastidio ai calciatori».

Come definisce il suo gesto allora?
«Un momento di gioia che non si può biasimare».

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